I precari e la riforma

Rosario Crocetta nella sua prima uscita pubblica da Presidente della Regione è stato di parola. Ha annunciato una serie importante di tagli che correttamente partono dall’alto: ha ridotto il suo stipendio e gli organici dell’ufficio di gabinetto e della segreteria. Ha rottamato molte auto blu e annunciato il disboscamento delle consulenze, dei dirigenti e la chiusura di alcuni enti inutili. Il risparmio sarà di oltre un miliardo. Solo sui precari è stato piuttosto evasivo. Invece occorrerà, quanto prima, fare chiarezza. Perché nessuno auspica macellerie sociali. La campagna elettorale è finita e quindi non è più tempo di promesse inesigibili. Tanto più che l’azzeramento di migliaia di redditi, anche se artificiali, darebbe un colpo mortale a tutta l’economia siciliana. Il rifiuto della macelleria sociale, però, non può aprire la strada alla macelleria fiscale a carico dei contribuenti, costretti a sostenere con le proprie tasse un apparato elefantiaco e sostanzialmente inefficiente.
Da questo punto di vista, anzi, una riforma deve essere l’occasione per una riorganizzazione complessiva della burocrazia regionale. Le condizioni penose in cui versa sono note. Inefficienza, molto spesso, si declina con la corruzione e con tutto il relativo carico di costi economici, sociali ed etici.
La piaga dei precari si cura con tre medicine. La prima è il censimento. Bisogna conoscere, una volta per tutte, da quante persone è composta questa popolazione. Non si può procedere per semplici approssimazioni che lasciano aperta la strada a sorprese amare. Dopo aver stabilito con precisione chirurgica quanti sono, bisognerà anche capire che cosa fanno. Non è possibile avere sette giardinieri pubblici dove ad un privato ne basterebbe uno solo. O una quantità esagerata di sorveglianti laddove sarebbe sufficiente l’acquisto di una telecamera. Sappiamo bene da dove nasce questo spreco. Il sistema di reclutamento dei precari avveniva a canone inverso. Prima veniva lo stipendio e poi, forse, il posto di lavoro e l'incarico. È giunto il momento di rimettere a posto il paradigma, puntando alla produttività. Questa rivoluzione, visto che il Presidente Crocetta ama tanto l’espressione, significa anche annullare la procedura di «interpello». Non dev'essere più il lavoratore a scegliere dove andare ma la dirigenza a decidere la collocazione. La mobilità del personale deve diventare la regola e la formazione un’esigenza primaria per facilitare gli spostamenti.
È molto probabile che, dopo questa cura, emergano comunque forti eccedenze di personale. Che fare? Esattamente quello che accade nelle aziende private. Vuol dire adottare, anche nella pubblica amministrazione, un sistema efficiente di ammortizzatori sociali. Non c’è da scandalizzarsi. Lo Stato, con il decreto sulla spending review, li ha introdotti nei suoi uffici e almeno centomila persone, nei prossimi mesi, lasceranno in anticipo il servizio. Non si capisce perché la Regione siciliana non possa fare altrettanto. Ed essere, per usare le parole che tanto piacciono al nuovo presidente, concreta, «mite» ma «con durezza». fondi@gds.it

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