Crocetta esulta: io vero rivoluzionario anti-inciuci

Il neo presidente della Sicilia: "Oggi è cambiata la storia della Sicilia, sono riuscito nel miracolo"

PALERMO. Quando ha capito che avrebbe vinto, è partito da Tusa (Me) verso Palermo. Protetto dalla scorta che non lo molla un attimo da quando la mafia lo ha condannato a morte per le sue battaglie da sindaco di Gela, Rosario Crocetta ha raggiunto Davide Zoggia, responsabile enti locali del Pd, nel quartier generale dei democratici.
Il tempo di un briefing, poi quando è arrivato il dato del 50% delle sezioni scrutinate e la certezza di avercela fatta, Crocetta s'é messo in marcia per recarsi a piedi nel suo comitato elettorale, dove la festa era già cominciata. Una passeggiata di un chilometro, tra i flash dei fotografi e la ressa di cameramen e cronisti.
"Oggi è cambiata la storia della Sicilia, sono riuscito nel miracolo" dice Crocetta, accerchiato dalle telecamere. Passa davanti al comitato di Nello Musumeci, il suo principale rivale sconfitto per 5 punti nella corsa alla presidenza della Regione siciliana. Una donna urla: "Presidente, diamo il buon esempio. Toglietevi dalla strada, non vede che sta bloccando il traffico?". Stanco in volto, Crocetta non si sottrae alle domande dei cronisti. Gli chiedono di Raffaele Lombardo e del patto delle 'Crocche', l'accordo che avrebbe siglato con Gianfranco Micciché per battere Musumeci. "Basta con questa storia di Lombardo", sbotta. "Mi avete rovinato la campagna elettorale, senza questa storia avrei vinto con oltre il 40%", aggiunge infastidito. "Non farò inciuci all'Assemblea regionale" ripete come un mantra a chi lo continua a incalzare con domande su Lombardo e la mancanza di una maggioranza all'Ars. "Perché mi chiedete sempre la stessa cosa, cercherò la maggioranza sui singoli provvedimenti e se non ci riuscirò chiederò il sostegno dei cittadini; tornerò al voto e vincerò con oltre il 60% di voti", continua. La passeggiata somiglia a una lenta processione; un fotografo cade, un cameraman rischia di distruggere l'attrezzatura.
"Io sono veramente rivoluzionario, non Grillo che blatera: lo volete capire o no?", alza la voce il neo-governatore, eletto con circa il 30% dei consensi, che all'Ars potrà contare su 39 deputati e dovrà cercarne almeno altri sette per poter avere quel voto in più che gli consentirebbe di governare l'Assemblea di 90 parlamentari, 15 dei quali "grillini". "Presidente... presidente" urlano dal suo staff, quando la processione di Crocetta raggiunge il comitato. Sopra Beppe Lumia, senatore del Pd e big sponsor del neo-governatore, parla da vincitore: "Ha vinto la voglia di cambiamento che non si manifesta solo con la protesta ma con la proposta, quella fatta da Crocetta per un governo di qualità". Nel comitato intanto è caos. Crocetta si chiude nel suo ufficio, fuma una sigaretta dietro l'altra. Poi si tuffa nelle dirette televisive. E' una bolgia. Una cronista non trova più la sua borsa: "Sto andando a fare la denuncia".
Il senatore Gianpiero D'Alia, segretario dell'Udc in Sicilia, deve aspettare una buona mezz'ora prima di tentare di avvicinare il neo-presidente. "Ho rotto un muro di gomma, per la prima volta la Sicilia ha eletto un candidato che ha fatto dell'antimafia una scelta di vita", ripete con orgoglio Crocetta. Arrivano Sergio D'Antoni e Luigi Cocilovo.
Anche l'ex ministro Totò Cardinale parla da vincitore. Tutti ex Dc, ora a fianco del comunista, omosessuale dichiarato ed icona dell'antimafia siciliana diventato presidente della Regione che gli ultimi due governatori, Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo, hanno dovuto abbandonare in anticipo dopo essere incappati in vicende di mafia. Crocetta non lo dimentica: "Come dice anche Camilleri, in Sicilia ora è entrata aria nuova e pulita". Al comitato non ci sono cannoli, neppure bottiglie di spumante. L'agenzia di rating americana, Fitch ha appena declassato la Regione siciliana a BBB da BBB+ con outlook negativo. La misura riflette le attese "di un periodo prolungato di deficit fiscali nel contesto di debiti finanziari e commerciali in crescita" e di un utilizzo massimo delle risorse "per mantenere il settore sanitario vicino al pareggio di bilancio".

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