Gela, la stazione si trasforma in dormitorio

Il piazzale è diventato rifugio per una decina di giovani africani fuggiti dal residence degli Aranci di Mineo, trasformato in enorme contenitore per migranti

GELA. Hanno un’unica casa: il piazzale della stazione ferroviaria, da diversi mesi, è diventato rifugio per una decina di giovani africani fuggiti dal residence degli Aranci di Mineo, trasformato in enorme contenitore per migranti. Quando cala la notte, il piazzale è dei neri che, ogni giorno, cercano di arrivare a fine giornata. “Questa – spiega il nigeriano Antonus – non è una situazione cristiana. Cerchiamo di darci da fare ma siamo costretti a dormire davanti al sottopasso. E’ tutto sporco e, adesso, inizia a fare molto freddo”.

Nessuno sembra interessarsene: né associazioni né strutture d’accoglienza. Per loro, dicono, non c’è spazio. Non hanno voglia di parlare: temono per la loro permanenza in Italia. “Quì – aggiunge ancora il giovane nigeriano – tutti hanno paura. C’è chi fugge dalla Sierra Leone e chi, come me, ha tentato la sorte per evitare la violenza religiosa”. Tutti, in ogni caso, hanno fatto base in Libia. Da settimane, si muovono per la città in cerca di lavoro. Praticamente nessuno di loro, però, conosce la lingua. Il piazzale della stazione e il sottopasso chiuso sono diventati un dormitorio a cielo aperto.

I controlli, anche se limitati, ci sono. “Ogni notte – ammette ancora Antonus – vediamo passare auto di polizia. Gli agenti controllano e, comunque, ci fanno rimanere quì senza problemi”. La loro presenza, anche se solo notturna, sta diventando sempre più folta. “Ormai – continua il giovane che ha lasciato la Nigeria – siamo diventati una grande famiglia. Ogni tanto, vengono a dormire anche i bianchi senza un tetto. Cerchiamo di dividere tutto”. Iniziano a dormire quando la stazione si svuota e la porta principale d’ingresso viene chiusa. I loro materassi sono i cartoni abbandonati tra i rifiuti. Si muovono utilizzando le stesse biciclette che gli hanno consentito di lasciare Mineo. “Siamo arrivati quì – confessa il giovane – ma, adesso, non abbiamo alcuna possibilità di muoverci. Senza soldi dove dovremmo andare?”.

L’unica loro risorsa sono i supermercati della città: guadagnano qualche euro stando davanti alle rivendite e aiutando i clienti a spostare i carrelli. La loro notte, normalmente, finisce intorno alle dieci: quando iniziano a scomparire verso il sottopasso trasformato in dormitorio.


RO. C.

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