Regionali, Pdl: scontro fra donne nel listino

Già alle prese con le velenose sfide fra big per conquistare un primato interno che vale un posto in giunta, il partito scopre che i problemi più spinosi arrivano dalle organizzazioni giovanili. Nei social network non si scrive d’altro che dell’esclusione di Carolina Varchi, sostituita da Cettina Spataro

PALERMO. Già alle prese con le velenose sfide fra big per conquistare un primato interno che vale un posto in giunta, il Pdl scopre che i problemi più spinosi arrivano dalle organizzazioni giovanili. E soprattutto dalle donne: giovani, belle e animate da una passione che ne aumenta la conflittualità. Nei social network non si scrive d’altro che dell’esclusione dalle liste di Carolina Varchi, ventottenne palermitana che fino a un’ora prima della scadenza del termine per presentare le candidature era inserita nel listino (l’elenco di otto nomi eletti di diritto per assicurare la maggioranza al presidente). Poi in extremis il suo nome è stato sostituito da quello della trapanese Cettina Spataro.
La Varchi, vicina a Gianni Alemanno, è la numero tre nazionale del movimento Giovane Italia che si muove sulle gambe degli ex An. Contro la sua esclusione si è mosso il leader siciliano, Mauro La Mantia, che su twitter ha scatenato il putiferio: «Altro che Minetti, in Sicilia per andare nel listino devi essere sponsorizzato da un parlamentare accusato di mafia».

Il nome della Spataro sarebbe stato suggerito da Tonino D’Alì, leader del Pdl trapanese. Ma il popolo dei giovani del Pdl si è mosso anche contro la candidatura nel listino di una docente catanese, Tiziana D’Anna, vicina al senatore Pino Firrarello.
Lei, la Varchi, mostra self control anche nell’attaccare il partito: «Continuo a sostenere Nello Musumeci, non lascerò il Pdl. Ma vorrei che qualcuno fra i dirigenti mi spiegasse come vengono scelte le donne nel Pdl, come sono state selezionate le due candidate nel listino al posto mio». Per la Varchi «mentre subiamo a Milano l’ostinazione della Minetti nel non dimettersi e soffriamo a Roma per il caso Fiorito, avevamo l’occasione per mostrare da Palermo la volontà di rinnovare la classe politica. Il mondo giovanile è l’unica risorsa di questo partito. Nel pieno dell’antipolitica, noi teniamo aperte le sezioni e animiamo piazze e università. Mentre a Roma si discuteva, noi a Palermo mandavamo in piazza 3 mila persone contro Lombardo e ogni anno organizziamo la fiaccolata per Borsellino il 19 luglio. Il Pdl ha un debito verso i giovani, eppure non ha voluto dare un segnale di rinnovamento».

Il dibattito ha assunto dimensioni tali da spingere la senatrice Simona Vicari, fra le più influenti nel partito, a ricordare che la Varchi poteva almeno entrare nella lista provinciale andando a caccia del seggio conquistando i voti sul territorio: «Capricci politici dei suoi riferimenti romani hanno fatto sì che lei ritirasse anche questa candidatura perchè non abbinata al paracadute del listino. Un pessimo esempio per le giovani generazioni che non dovrebbero avere paura di misurarsi. Soprattutto quando delle preferenze si è fatta una battaglia da sventolare come vessillo a ogni occasione». Il gossip rilancia indiscrezioni su promesse di assessorati provinciali per compensare l’esclusione dal listino. La Vicari rettifica: «Ho invitato le giovani donne a dare il massimo affinchè la bontà del loro risultato facesse da apripista a un impegno maggiore anche nei ruoli della politica che amministra. Solo così si può avere un fisiologico ricambio». Lo scontro vede contrapposti anche i movimenti giovanili. Michele Pivetti, leader palermitano dei Club della libertà, rilancia: «Non capisco perchè una giovane alla prima canidatura dovrebbe avere il paracadute del listino. Carolina ha sbagliato a ritirare anche la candidatura nella lista. Ma ora serve unità».

I big intanto sgomitano per la pole position nella corsa a un posto in giunta in caso di vittoria di Musumeci. Le prime indiscrezioni davano in vantaggio Francesco Cascio, Salvatore Iacolino e Roberto Lagalla. Ma Francesco Scoma rilancia: «Cascio è già stato assessore e presidente dell’Ars, io non mi sento inferiore a lui. Tanto più che ci siamo sfidati in tre elezioni e io l’ho battuto due volte. Lui al massimo ora può pareggiare. Il primato nella lista sarà decisivo, anche per la presidenza dell’Ars». Nella coalizione che sostiene Crocetta (Pd-Udc) sarebbero in vantaggio il questore Antonio Malafarina, Beppe Lumia, Lino Leanza e Nello Dipasquale.

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