La mafia, la scuola e Giovanni Falcone, un premio al giornalista e scrittore Cadili

A Caltavuturo una pergamena per il suo libro "La mia partita" dal quale il regista Pasquale Scimeca ha tratto un film che il 30 agosto sarà proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione "Evento speciale"

PALERMO. Un premio al giornalista scrittore Giuseppe Cadili. Una pergamena per il suo libro "La mia partita" dal quale il regista Pasquale Scimeca ha tratto il film "Convitto Falcone – la mia partita" che il 30 agosto sarà proiettato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione "Evento speciale". A premiare l'autore del racconto che è nato a Caltavuturo è stato il sindaco del centro madonita Calogero Lanza nel corso della cerimonia d'apertura del XV "Festival del folklore" che si è svolta nel magnifico anfiteatro all'aperto. Nella motivazione il primo cittadino ha scritto: "Al giornalista e autore letterario caltavuturese che è rimasto legato al suo paese d'origine ricordandolo nella sua prima opera letteraria "La mia partita".  
"Ringrazio il sindaco per questo riconoscimento. Un riconoscimento del quale andrò sempre orgoglioso – ha sottolineato Cadili -. Caltavuturo mi è rimasto sempre nel cuore, in questo paese ho trarscorso i miei anni dell'adolescenza, momenti spensierati che non dimenticherò mai". Al termine della premiazione Cadili ha donato una copia del libro al sindaco. Il racconto è stato pubblicato da Iride, la prefazione è stata scritta dalla professoressa Maria Falcone, mentre il disegno della copertina è stato realizzato da Giuseppe Franzella, noto fumettista palermitano, docente della scuola del Fumetto del capoluogo siciliano e componente dello staff di disegnatori per Brendon. I disegni all'interno del libro sono stati realizzati da un altro fumettista palermitano, Giuseppe Morici.
Il libro narra la storia del giornalista Antonio Conti che torna al Convitto Nazionale di Palermo perchè una studentessa ha ritrovato le pagelle del giudice Falcone che in quell'istituto ha frequentato le elementari. Anche Antonio Conti ha studiato in quella prestigiosa scuola e così partono i ricordi di quegli anni, in particolare quando tentò di truccare una partita di calcio.
"In questo racconto – ha detto Cadili - ci sono i pilastri su cui ognuno di noi dovrebbe costruire la propria casa della legalità: la famiglia, la scuola e i veri modelli, come Falcone, Borsellino e tutte le altre vittime di mafia che hanno svolto fino in fondo il proprio dovere per affermare i principi di giustizia, democrazia e libertà". L'autore del racconto ha ceduto tutti i diritti per l'utilizzo cinematografico affinchè vadano in beneficienza per la costruzione di un college in Ecuador destinato a bambini di strada che si chiamerà "Giovanni Falcone". "Nel contratto di rinuncia c'è scritto che così davo il mio contributo nella lotta a Cosa nostra. Questa l'eredità che lascio a mio figlio".

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