Regione, stop alla legge sui rifiuti

Il commissario di Stato congela il passaggio della gestione degli Ato ai nuovi consorzi. Niente anticipazione di un miliardo alle aziende creditrici e blocco al trasferimento di 11 mila lavoratori

PALERMO. La Regione non potrà coprire nè garantire la montagna di debiti degli Ato rifiuti. Nè i vecchi enti che curano la raccolta potranno continuare a gestire il servizio oltre il 31 dicembre: entro quella data dunque le nuove società dovranno nascere, altrimenti non ci sarà nessuno giuridicamente in grado di coordinare la pulizia delle città. Stop pure al trasferimento automatico di 11 mila lavoratori dai vecchi Ato alle nuove strutture: stabilizzazione di massa che viola il principio dell’accesso per concorso nel settore pubblico.
La legge approvata in tutta fretta dall’Ars nelle ore in cui Lombardo annunciava le dimissioni è stata impugnata ieri dal Commissario dello Stato, Carmelo Aronica. La norma più attesa dal sistema imprenditoriale era quella che avrebbe permesso alla Regione, tramite l’Irfis, di garantire i crediti che le aziende vantano dagli Ato: oltre un miliardo. Le imprese avrebbero anche potuto ricorrere ad anticipazioni bancarie i cui interessi sarebbero stati a carico della Regione. È la norma che aveva consentito di evitare l’emergenza già in questi giorni perchè le aziende aderenti a Confindustria avevano annunciato la serrata se la Regione non avesse pagato i debiti accumulati dai vecchi Ato. Ma per il Commissario dello Stato quella norma permette di «rilasciare garanzie fidejussorie senza specificazione alcuna sulla natura e i limiti delle stesse».
In sostanza, l’incertezza sul costo dell’operazione fa cadere la norma. Il vicepresidente di Confindustria, Giuseppe Catanzaro, sceglie la prudenza ma avverte: «Questa situazione oggettivamente non aiuta il già complicato contesto nel quale operano le imprese che proprio per la grave crisi di liquidità da tempo non sono più in grado di continuare a produrre. Avevamo condiviso responsabilmente anche con il sindacato la proposta di veder pagate le imprese in più annualità attraverso l’Irfis. Anche questo non è stato possibile.
A queste condizioni è oggettivamente difficile per le imprese resistere». Non è passato neppure l’articolo che avrebbe permesso ai vecchi Ato di gestire la fase di transizione che porterà alla nascita delle nuove società di gestione dei rifiuti, frutto dell’aggregazione di Comuni.
La Regione aveva previsto che i vecchi Ato potessero mantenere competenze anche dopo la loro chiusura, fissata per il 31 dicembre. Per il Commissario dello Stato «è di tutta evidenza che soggetti estinti non possono porre in essere alcuna attività giuridicamente vincolante». Ai vecchi Ato vengono anche chiusi subito i canali di finanziamento. È stata impugnata pure la norma che avrebbe consentito alla Regione di continuare ad anticipare somme malgrado questi enti siano in liquidazione. Anzi, il Commissario avanza il sospetto - alimentato anche dalla Corte dei Conti – che con questa prassi siano stati finanziati enti che non potevano avere soldi e che la legge ora impugnata servisse quindi a sanare la forzatura. Il problema di fondo, anche in questo caso, è che la Regione «non ha previsto le risorse finanziare con cui garantire le anticipazioni». L’ultima norma impugnata è quella che avrebbe permesso il trasferimento automatico alle nuove strutture di tutti i lavoratori che in questi anni sono stati impegnati negli Ato, in società collegate e negli stessi enti locali nel settore dei rifiuti: un esercito di 11.178 persone che diverrebbero dei «privilegiati».

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