Scherma, oro squadre per le italiane

In finale Vezzali, Errigo, Di Francisca e Salvatori hanno battuto la Russia 45-31. Dopo il successo Valentina nell'Olimpo dello sport olimpico

LONDRA. Nella corsa verso la leggenda non fa sconti a nessuno. E alla fine ha piazzato la sua stoccata alla storia: Valentina Vezzali, la “cannibale” della pedana che vince ori olimpici da 16 anni, cinque edizioni dei Giochi di fila. Con quello del fioretto a squadre di stasera la schermidrice di Jesi entra nell'Olimpo dello sport. Perfino più longeva di Carl Lewis (quattro ori consecutivi nel lungo, da Los Angeles '84 ad Atlanta '96, ma dalla sua un bottino complessivo di 9 medaglie 'pregiate' oltre a una argento) e un po' più vincente di sir Steven Redgrave (cinque ori consecutivi del canottaggio da Los Angeles '84 a Sydney 2000, cui si aggiunge 'solò un bronzo).
I numeri non basteranno a fare la storia di Valentina Vezzali - da oggi sul gradino più alto dello sport italiano al femminile (é diventata l'azzurra più medagliata di tutti i tempi) - ma servono per raccontare questo scricciolo della pedana meglio di ogni altra cosa: 6 ori olimpici (tre a squadre, tre individuali) nel suo fioretto da Atlanta '96 a Londra 2012, più un argento e due bronzi a cinque cerchi. E poi 13 ori Mondiali, e 11 europei.
Poi ci sono anche le 'briciole' che raccontano di un' altra ventina tra argenti e bronzi, di 78 prove di Coppa del mondo vinte ovunque, di campionati italiani a go-go, di quindici anni di fila in cima al ranking mondiale della scherma. Valentina è insomma una leggenda vivente. Saltella e affonda le sue stoccate da ormai un ventennio per entrare nella storia dello sport italiano, al pari di altri invincibili 'made in Italy' come Coppi, Bartali, Dibiasi, Tomba, Pantani e Zoeggeler.
E come loro ha fatto seguire a ogni piccola caduta un riscatto ancora più prezioso. Così è l'oro conquistato stasera insieme con la rivale Di Francisca, con Errigo, con la riserva Salvatori, dopo il bronzo nel fioretto individuale. Piccola, minuta, l'ultimo Mito dello sport azzurro è un cocktail di classe, temperamento, genio, tenacia, soprattutto di forza mentale: un mix che le ha permesso quattro mesi dopo essere diventata mamma di Pietro di vincere un mondiale e di rivincerlo un anno dopo essersi rotta un ginocchio. In pedana non ha mai visto in faccia nessuno. Ha raccolto l'eredità di Dorina Vaccaroni, ha duellato con un'altra grande come Giovanna Trillini (4 ori, un argento e due bronzi olimpici), ha tenuto alla larga Margherita Granbassi, stroncando sul nascere ogni tentativo di 'scippo' generazionale. Adesso ci stanno provando Elisa Di Francisca ed Arianna Errigo che cercano di mettere in un cantuccio il mito e ogni volta muoiono dalla voglia di batterla.
Dopo la leggendaria terza medaglia d'oro individuale consecutiva a Pechino, Valentina è finita anche nella hall of fame del Cio: la sua tuta è ora custodita nel Museo del Comitato olimpico a Losanna, a fianco di altri cimeli leggendari come le scarpette d'oro di Carl Lewis, quelle chiodate di Javier Sotomayor, della rivoluzionaria bicicletta di Chris Boardman. Sulla pedana appare magra tirata all'osso: su quella spalle piccole oggi ci sarà più non solo il peso delle medaglie ma di una gloria senza fine.

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