Palermo, pestaggio ragazzi dello Sri Lanka: il figlio del boss confessa

Salvatore Di Giovanni, figlio di Tommaso capomandamento di Porta Nuova sull'aggressione agli extracomunitari la notte tra il 18 e 19 ottobre scorso: "Non è stato razzismo, ma questione d'onore. Davano fastidio alla mia ragazza"

PALERMO. Il figlio del boss confessa: non è stato  razzismo ma «questione d'onore». Salvatore Di Giovanni, figlio di Tommaso capomandamento di Porta Nuova, parla davanti alla quarta sezione penale per scagionare gli altri quattro coimputati, accusati come lui di aver tentato di uccidere due ragazzi dello Sri Lanka Mohanraj Yoganathan e il suo amico Naguleashworan Subramaniam, aggrediti mentre tornavano a casa, nel quartiere Zisa, nella notte tra il 18 e il 19 ottobre scorso. Di Giovanni ha scelto il rito abbreviato mentre Mirko Rasa, Massimiliano D'Alba, Salvatore Savignano e Vincenzo Cilona saranno giudicati con il rito ordinario. «


Quella sera ero con il mio scooter, un Sh 300, sono andato alla panineria di via Imperatrice Costanza perchè mi aveva chiamato la mia fidanzata - ha spiegato -. Ho visto quei due che pensavo fossero turchi e li ho aggrediti perchè avevano disturbato la mia ragazza, erano entrambi ubriachi. Andavano verso di lei, volevano toccarle il sedere. A quel punto ho perso il controllo e ho iniziato a colpirli con il mio casco blu in tutte le parti del corpo». Una versione molto diversa da quella data il 21 ottobre quando fu interrogato dalla polizia. «Ho mentito per difendermi, ma sono
stato io - ha ribadito -. Gli altri non c'entrano niente, non c'erano quella sera. Quando ho colpito i due, un ragazzo è svenuto, l'altro è fuggito e io l'ho inseguito ma l'ho perso di vista. Così ho continuato a infierire su quello che era a terra fino a quando non dava più segni di vita. Poi mi sono spaventato e ho smesso».


Il racconto di Di Giovanni contrasta però con le numerose telefonate alle forze dell'ordine che parlano degli aggressori sempre al plurale e soprattutto con il racconto di Yoganathan. Secondo il ragazzo dello Sri Lanka a colpirli furono almeno in otto. Vicino al luogo dell'aggressione fu trovato, inoltre, un casco bianco pieno di sangue, mentre Di Giovanni ha detto di averne solo uno blu che poi ha gettato nella spazzatura. «Anche quello bianco era mio - ha risposto al
presidente del collegio che lo incalzava -. Li ho colpiti con due caschi. Forse non ricordo bene perchè ero ubriaco». Gli altri imputati hanno deciso di non sottoporsi all'esame del pm. Il processo è stato rinviato al 9 luglio.

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