In Sicilia si ferma la cassa integrazione, i sindacati: "Sarà un disastro"

Sospesi i pagamenti dalla Regione. In attesa di trovare i soldi necessari a coprire il fabbisogno per tutti i lavoratori usciti dalle aziende in crisi e dagli enti di formazione professionale, l’assessorato al Lavoro ha comunicato che non verranno accettate nuove richieste e che chi già riceve gli ammortizzatori sociali non potrà avere proroghe

PALERMO. La Regione ha sospeso il pagamento della cassa integrazione in Sicilia. In attesa di trovare i soldi necessari a coprire il fabbisogno per tutti i lavoratori usciti dalle aziende in crisi e dagli enti di formazione professionale, l’assessorato al Lavoro ha comunicato che non verranno accettate nuove richieste e che chi già riceve gli ammortizzatori sociali non potrà avere proroghe. Il sistema è fermo da lunedì. Gli Uffici provinciali del lavoro hanno informato i sindacati, che ieri hanno subito annunciato la protesta in tutta la Sicilia.
I lavoratori a rischio



È esplosa l’emergenza cassa integrazione. Da una settimana all’assessorato al Lavoro si va a caccia di fondi: lo Stato ha concesso quest’anno 20 milioni, la Regione ne ha messi altri 6 ma ne ha già spesi da gennaio a fine maggio 63 per pagare la cassa integrazione a oltre 6 mila fra dipendenti delle aziende in crisi e personale degli enti di formazione. Inoltre sono state già autorizzate nuove immissioni in cassa integrazione che costerebbero altri 15 milioni: «Sono dipendenti che avrebbero dovuto iniziare a ricevere l’assegno in questi giorni. Bisognerà verificare se rischiano» commenta Giovanni Puccio della Uil.
La sospensione ha due effetti. Le aziende che d’ora in poi vanno in crisi non possono contare sulla cassa integrazione: fino a quando non si troveranno altri soldi, i lavoratori non percepiranno assegno per il periodo in cui resteranno disoccupati. E siccome normalmente la cassa integrazione viene concessa per «pacchetti» di mesi, chi è già nel sistema non percepirà più l’assegno alla scadenza del periodo concordato. La Regione, si dice in gergo, non decreta più: «Significa - spega Puccio - che ogni volta che un’azienda chiama i sindacati per concodare mobilità e cassa integrazione, gli Uffici proviciali del lavoro firmeranno un documento in cui si precisa che la Regione non è responsabile del mancato pagamento. E si pensi che da qui a fine giugno sono già fissati, solo a Palermo, incontri con 30 aziende. A nessuna verrà data risposta».


Già la scorsa settimana la dirigente del dipartimento Lavoro, Anna Rosa Corsello, aveva scritto all’assessore anticipando che «in mancanza di nuove risorse dovrà essere immediatamente interrotta la cassa inegrazione». La dirigente avvertiva anche che «tenuto conto delle attuali tensioni sociali, connesse con la grave crisi economica, non può escludersi che dalla interruzione derivino serie refluenze di ordine pubblico». Alla Regione hanno calcolato che servano dai 60 ai 70 milioni. E le tensioni sociali stanno già covando: «Se si pensa - spiega Mimma Calabrò della Fisascat - che solo per Migliore a Palermo ci sono 269 cassintegrati, 250 per Max Living e 36 per Elauto, si capisce cosa potrebbe succedere se il sistema si fermasse definitivamente. Il commercio e il terziario non reggerebbero questo ulteriore aggravarsi della crisi». Il problema è che la crisi galoppa e i soldi sono sempre meno. Confindustria segnala che nel primo trimestre dell’anno il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 125%. E, oltre a quelli delle aziende in crisi, il sistema ha dovuto aiutare anche i dipendenti degli enti di formazione visto che i corsi non sono iniziati: 2.500 persone già in Cig e altrettante pronte a entrarvi. Ecco perchè l’Inps, che eroga le somme messe a disposizione da Stato e Regione, ha bruciato in 5 mesi il budget di un anno.


Ieri Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro urgente all’assessore Beppe Spampinato, insediatosi da dieci giorni. La Uil, col segretario Claudio Barone, va all’attacco: «Quest’anno lo Stato ha messo a disposizione della Sicilia la metà dei fondi rispetto all’anno scorso. E comunque molto meno rispetto a quanto dato alle altre Regioni. Noi chiediamo che i lavoratori della formazione vengano sganciati dalla cassa integrazione e che lo Stato preveda per loro altri aiuti. Di questo passo ogni azienda in crisi procederà direttamente con i licenziamenti. Questo sta già avvenendo nei call center e non possiamo consentirlo. Stiamo organizzando una giornata di protesta di tutti i cassintegrati siciliani». Ma Spampinato ha convocato per oggi un nuovo vertice: «Stiamo verificando delle soluzioni per sbloccare alcuni fondi. La sospensione è solo un provvedimento temmporaneo».

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