Sicilia, Economia

Regione, convenzione scaduta fermi gli aiuti per il commercio

I fondi, circa 50 milioni, non vengono erogati alle aziende delle zone alluvionate della provincia di Messina, a quelle di Lampedusa martoriate dall’emergenza sbarchi, alle imprese artigianali siciliane. Bloccate quattrocento pratiche di finanziamento

PALERMO. Il fondo regionale per il commercio è nella bufera: quattrocento pratiche di finanziamento sono ferme a Banca Nuova, gestore del Fondo, perché è scaduta la convenzione con la Regione. E mentre le imprese siciliane sono con l’acqua alla gola, ancora si deve decidere se concedere una proroga di pochi mesi alla banca o bandire una nuova gara.
Nel frattempo è emergenza. I soldi, circa 50 milioni, non vengono erogati alle aziende commerciali delle zone alluvionate della provincia di Messina, a quelle di Lampedusa martoriate dall’emergenza sbarchi, alle imprese artigianali siciliane. «È paradossale - dicono il presidente regionale di Confcommercio, Piero Agen, e il coordinatore, Julo Cosentino - che in un momento di crisi come quello che le imprese stanno attraversando, i fondi per lo sviluppo e gli investimenti per le imprese commerciali siano inutilizzati». Ma è una corsa ad ostacoli che fa gridare allo scandalo e che l'assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi, ha più volte tentato di risolvere richiedendo una immediata proroga della convenzione. Inutilmente. Il risultato è che siamo alla paralisi. Ed ecco perché, lo scorso 16 maggio, il dirigente generale dell'assessorato Attività produttive, Rosolino Greco, ha scritto all'assessore Venturi per comunicargli che il 16 marzo l'assessorato ha proceduto alla disdetta della convenzione - in scadenza due giorni dopo - stipulata con Banca Nuova.
Greco fa presente anche che la banca è per una conclusione concordata del contratto se gli venisse riconosciuta una proroga di tre anni per la discontinuità, che la banca ritiene colpa della Regione, nella gestione del Fondo. Il periodo in questione riguarda le iniziali liti giudiziarie tra le associazioni di categoria per il posto nel consiglio di gestione, sfociato poi con il commissariamento dell'organo consiliare.
La lite ha fatto perdere tempo e la banca difatti non ha operato in quel periodo. Il dirigente individua tre strade per non bloccare l'iter dei finanziamenti: la trattativa privata per selezionare un nuovo gestore; l'affidamento interno all'Irfis; la proroga a Banca Nuova fino al 31 dicembre 2012, che attiverebbe le pratiche già deliberate dal commissario.
Rispetto a quest'ultimo punto, però, il dirigente ritiene opportuno chiedere un parere dell'avvocatura di Stato. Ogni decisione viene rimandata alla giunta regionale. Venturi risponde al suo dirigente in appena ventiquattro ore e indica la strada della proroga e, nelle more, la pubblicazione di un bando pubblico, ma ritiene di non «dover procedere con il parere dell'avvocatura e l'esame in giunta, perché non richiesti da nessuna specifica norma». Il tentativo di Venturi cade però nel vuoto e la richiesta di parere viene inoltrata.
Sulla spinta dell'Ars, il governo interviene con l'assessore dell'Economia, Gaetano Armao. Il 28 maggio l'assessore rileva la necessità di fare in fretta, perché la convenzione «non sarebbe prorogabile», e chiede agli uffici dell'assessorato di valutare l'adozione di una soluzione in favore di una società di capitali titolata, in altre parole dell'Irfis.
Fin qui la storia, che sembrerebbe lontana dai titoli di coda, almeno fino a quando non arriverà il parere dell'Avvocatura. Ed è normale che le associazioni di categoria facciano un gran fracasso per sollevare il problema. «È un grave errore - dice Roberto Helg, presidente della Camera di commercio di Palermo - tenere bloccati i fondi che darebbero ossigeno a 400 imprese».

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