Mpa, Lombardo lancia il figlio

Con gli addii di Leanza e Lo Monte il partito perde due pedine importanti, ma il presidente della Regione rilancia e sta preparando la candidatura a deputato di suo figlio Toti, 23 anni, studente a Roma in Giurisprudenza

PALERMO. Lino Leanza e Carmelo Lo Monte lasciano l’Mpa. Lombardo perde due pedine di peso nel momento in cui vara una nuova giunta con l’obiettivo di allargare il consenso intorno alla coalizione composta anche da Api, Fli e Mps. In questo quadro il presidente, che ha confermato l’intenzione di non ricandidarsi, sta invece preparando la candidatura a deputato regionale del figlio Toti, 23 anni, studente a Roma alla facoltà di Giurisprudenza. Leanza e Lo Monte da mesi non nascondevano il loro malessere. L’ex vicepresidente della Regione ha annunciato ufficialmente all’Ars di lasciare il gruppo Mpa per passare al Misto.


Negli ultimi giorni sono stati parecchi gli incontri fra Leanza e Gianpiero D’Alia, leader dell’Udc che da tempo dialoga anche con un altro fuoriuscito dall’Mpa, Francesco Musotto. Oggi D’Alia riunirà i deputati. Lo Monte a febbraio aveva messo un piede fuori dall’Mpa. Ieri ha confermato l’intenzione di lavorare a una propria lista: «Lombardo non conosce il significato di parole come dialogo e confronto. Intorno a me ci sono una trentina di sindaci e una quindicina di consiglieri comunali. Abbiamo un progetto per valorizzare il territorio e attendiamo altre adesioni». Lombardo non ha riunito ieri la giunta. Slittare a oggi le nomine di Francesco Maiolini all’Irfis e Gaetano Armao alla Serit. Mossa che libererà un altro posto in giunta: c’è già l’Energia e si aggiungerebbe l’Economia. Il presidente ha registrato anche la frenata del Pd sulla mozione di sfiducia ai suoi danni.


Il capogruppo Antonello Cracolici ha riunito i deputati ma non è riuscito a trovare una sintesi fra le diverse posizioni: contro la mozione si sono schierati soprattutto Giovanni Panepinto, Giovanni Barbagallo, Pippo Laccoto e Baldo Gucciardi che invece spingono per una legge che tolga validità alle nomine nel sottogoverno. Il dibattito è rinviato alla direzione regionale del Pd, sabato. Dall’altra parte è previsto per oggi il convegno organizzato da Innocenzo Leontini e Rudy Maira per presentare la lista civica che punta a unire i moderati in vista delle Regionali: «Il Pdl resta l’interlocutore privilegiato - ha detto Maira - ma non è il solo». Un progetto a cui Gianfranco Miccichè dice di non credere più «visti i risultati alle Amministrative». Il leader di Grande Sud mette anche in discussione la sua candidatura. In questo clima ieri il Parlamento si è fermato ancora. La legge omnibus che stanzia contributi e prevede norme per i precari è stata rinviata a martedì. In compenso l’Ars ha preso atto di una relazione della commissione Verifica poteri che di fatto salva la doppia carica di Giuseppe Buzzanca, sindaco di Messina e deputato all’Ars. In pendenza di ricorso alla magistratura - è il senso del parere - l’Ars non può dichiarare l’incompatibilità malgrado leggi che dispongano così. Bisognerà attendere la sentenza di un giudice, prevista ben oltre la data di dimissioni di Lombardo. E a questo punto anche Nino Di Guardo, neo sindaco di Misterbianco, sta pensando di non accelerare le sue dimissioni dall’Ars.

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