Aziende, bar e palestre sequestrate ad un uomo di fiducia di Riina

Sigilli a cinque società riconducibili a un palermitano pluripregiudicato, condannato per associazione mafiosa, in passato vicino al "capo dei capi". L'uomo utilizzava dei prestanomi per le sue attività e imponeva con metodi mafiosi l'acquisto della sua merce ad altri esercizi commerciali

PALERMO. Cinque società, dal valore complessivo di quattro milioni di euro, sono state sequestrate dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Palermo nell’ambito dell’operazione “Coffee Break”. Mai nome fu più azzeccato, visto che di queste società ce n'erano due operanti nel settore del commercio all’ingrosso di caffè, oltre che due bar, di cui uno con annessa sala giochi, e una palestra, riconducibili a un palermitano pluripregiudicato, ritenuto, in passato, uomo di fiducia nientemeno che di Totò Riina, e condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa.

Il provvedimento di sequestro preventivo riguarda le imprese di Francesco Paolo Maniscalco, 48 anni, tutte nel centro di Palermo. Tra queste vi sono le società "Cieffe group srl", in via Ugo La Malfa, e "Caffé Florio sas di Zaccheroni Maria" con sede legale in via Paolo Emiliani Giudice; un bar in via Pisacane; la Palestra Body Club di via Dante; il bar Trilly di via Giacomo Cusmano (sequestrati solo i beni strumentali).

Le indagini, dirette dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia e dal sostituto procuratore Dario Scaletta hanno evidenziato che l'uomo, denunciato per il reato di trasferimento fraudolento di valori ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, al fine di eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione,  ha negli anni attribuito fittiziamente a propri prestanome la titolarità delle attività commerciali sequestrate, mentre nella realtà le continuava a gestire direttamente.

A tale scopo, ha utilizzato 11 persone – denunciate per concorso in trasferimento fraudolento di valori - alcune delle quali appartenenti al proprio nucleo familiare, attribuendo loro la titolarità delle società in sequestro e facendosi assumere come semplice dipendente da una di esse.
Nel corso delle indagini inoltre sono stati accertati episodi di estorsione.

Significativo quello realizzato insieme ad un altro esponente della criminalità organizzata, attualmente detenuto in carcere per scontare una condanna per  416-bis, nel quale entrambi avevano imposto ad un bar di Palermo, con metodi tipici dell’intimidazione di stampo mafioso, l’acquisto di caffè commercializzato da una delle società sequestrate, nonostante il prodotto fosse di qualità inferiore rispetto ad altri presenti sul mercato e con un prezzo non certo conveniente

Il ruolo di spicco, quale imprenditore nel settore del caffè, ricoperto dal titolare delle società poste sotto sequestro è stato evidenziato anche da alcuni collaboratori di giustizia che lo hanno indicato come soggetto che ambiva a diventare, ad ogni costo, il leader incontrastato nella fornitura del caffè presso gli esercizi commerciali di Palermo.

Infine, nel corso delle indagini è stato possibile appurare l’elevato tenore di vita condotto dal titolare delle società sequestrate e dalla sua famiglia nonostante gli esigui redditi dichiarati al Fisco, a comprova del pieno coinvolgimento dnella gestione delle attività imprenditoriali.

I finanzieri stanno verificando se vi sono altri bar, ristoranti ed esercizi commerciali che hanno dovuto loro malgrado acquistare il caffé dalle aziende del responsabile,  tenuto conto, tra l’altro, che dopo la sua scarcerazione (avvenuta nel dicembre 2006) i propri clienti, in un solo anno, sono aumentati del 300% e che da quel momento, fino ad oggi, l’espansione della sua attività nel mercato del caffé non ha conosciuto soste.

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