Favorita, chi toglie i rifiuti?

Ci risiamo. Come prima. Peggio di prima. Perché prima c’era una società - Biosphera - che ogni tanto assicurava interventi di pulizia. Oggi non c’è più, o se c’è non ha le risorse per garantire il servizio. E così la Favorita resta sguarnita sul fronte principale, quello del decoro.
Favorita di nome. Non di fatto: il reportage di Rosangela Scimeca di pagina 27 ci racconta che all’indomani del 25 Aprile il parco, che rende Palermo - sulla carta - una delle città più verdi d’Italia, è impresentabile. Di certo, non consigliabile ai turisti per passare qualche momento di relax all’aria aperta. Come invece avviene in tutte le città del mondo. Almeno quelle in cui la civiltà è un sentimento comune. E non un’ambizione, come qui da noi. Un’utopia.



Eppure, lo dicono i gestori della riserva, quest’anno, sia a Pasquetta sia mercoledì per la Liberazione, i gitanti hanno offerto incoraggianti segnali. Per la gran parte, hanno raccolto i rifiuti dentro i sacchi distribuiti dall’Amia. Ma se gli stessi vengono portati via non subito, bensì dopo settimane, e peraltro quasi a titolo di favore, non c’è speranza per il parco. I randagi in cerca di cibo li aprono e i rifiuti vengono sparpagliati. Insomma, la Favorita è nel caos. Non si sa chi deve pulire, chi deve gestire, chi deve curare la manutenzione degli spazi. Si è ripiombati nel dedalo delle competenze incerte. Ora la Regione programma un vertice per risolvere il rebus. Ma non è un bel sentire. Anche perché la riunione è in programma solo all’inizio di maggio e intanto il parco muore. Come affronterà la Favorita la prossima ondata di gitanti, per la festa del Primo Maggio? Già mercoledì qualcuno ha protestato per la presenza di sacchi non raccolti nella zona del pic-nic.


Nella pineta di Monte Pellegrino la situazione è identica, anche peggiore se si considera quanto sia difficile intervenire in quei luoghi. È una risorsa, questa grande e bellissima riserva, che rischia di diventare per la città solo un grande problema. Uno dei tanti. Ma non per questo da affrontare con la rassegnazione di chi ha rinunciato persino alla speranza. E invece, si è all’inerzia. Uno scandalo.

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