Giapponesi all’Ansaldobreda di Carini, pronti a rilevare azioni

L'interesse dell'Hitachi è reale e in una fase avanzata, ma ancora non è stata fatta un'offerta. Si parla dell'acquisto del 50% del pacchetto azionario, che arriverà al 70% dopo un anno

PALERMO. I giapponesi dell'Hitachi pronti a rilevare una importante fetta delle azioni di Ansaldobreda (costruzione carrozze ferroviarie e metro) e Ansaldo STS (realizzazioni di sistemi di segnalamento ferroviario). Oggi, gli osservatori della multinazionale giapponese varcheranno i cancelli dell'Imesi, la fabbrica di materiale rotabile di Carini che fa parte del gruppo di quattro siti (Pistoia, Napoli, Reggio Calabria e Palermo) sotto il marchio dell'Ansanldobreda. L'interesse dell'Hitachi è reale e in una fase avanzata, ma ancora non è stata fatta un'offerta.
Si parla dell'acquisto del 50% del pacchetto azionario, che arriverà al 70% dopo un anno.


L'operazione la sta conducendo Finmeccanica (il gruppo industriale che controlla Ansaldobreda, e che ha come azionista di riferimento il ministero del Tesoro). Per Hitachi sarebbe una porta di ingresso nel mercato europeo del materiale rotabile. Sin dagli anni '20 Hitachi costruisce treni e oggi sta progettando nuovi sistemi. Il prodotto di punta "A-train", si legge sul loro sito, può essere adattato e utilizzato per treni pendolari, treni espresso e persino treni ad alta velocità. I manager nipponici hanno già visitato lo stabilimento di Pistoia per valutare la capacità produttiva.
Nel frattempo, a Carini non mancano le commesse di lavoro.


I 165 operai sono tutti in fabbrica. Sul sito industriale, secondo i sindacati, «persistono alcuni problemi di logistica per il revamping», che sono al centro di una vertenza con le Rsu dello stabilimento. La notizia dell'interesse dei giapponesi è stata accolta freddamente dai sindacati. «Invece di pensare a nuovi investitori - dice Francesco Piastra, della segreteria provinciale della Fiom - Finmeccanica dovrebbe puntare al rilancio del settore, integrando Ansaldobreda e Ansaldo STS. Per quel che riguarda Carini - conclude Piastra - il Gruppo nazionale pensi a investire sullo stabilimento, per garantire occupazione e sviluppo sul territorio siciliano». Non la vede così il presidente di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese, che sull'area industriale di Carini ha parlato di un piano di sviluppo ad opera di imprenditori locali. «L'eventuale presenza di un investitore internazionale può farci solo piacere - commenta Albanese -, perché rilancia gli investimenti e la propensione alla ricerca, ed è anche utile agli operatori locali. Non vorremmo invece che davanti a questa eventualità ci fossero posizioni arroccate sul fatto che le aziende a capitale pubblico non possono dismettere e licenziare. Un po' come se al posto della Fiat fosse arrivata la Toyota: saremmo stati contenti».

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