Rifiuti, ancora roghi e immondizia a Palermo

Sono stati 24 gli interventi dei vigili del fuoco in diverse zone della città da Brancaccio allo Zen, da Bonagia a Corso dei Mille e via La Masa, dove, secondo quanto riferiscono i pompieri, c'erano cumuli della spazzatura alti circa due metri. Intanto è ancora polemica tra Amia e sindacati

PALERMO. Ancora cumuli di rifiuti e cassonetti della spazzatura in fiamme nella notte a Palermo, dove per le strade nei giorni scorsi si sono accumulati circa 3 mila tonnellate di immondizia per le proteste dei netturbini dell'Amia, la società che gestisce il servizio di raccolta. Sono stati 24 gli interventi dei vigili del fuoco in diverse zone della città da Brancaccio allo Zen, da Bonagia a Corso dei Mille e via La Masa, dove, secondo quanto riferiscono i pompieri, c'erano cumuli della spazzatura alti circa due metri. Intanto dall'Amia assicurano che la situazione sta lentamente tornando sotto controllo.


Rispondendo alle accuse della Cisl di aver incautamente provocato gli scioperi selvaggi dei lavoratori, i commissari straordinari di Amia dicono: «Abbiamo dimostrato alla Procura  e al Prefetto di Palermo, carte alla mano, che l'azienda aveva per tempo segnalato al Comune, con lettere e in occasione di incontri verbalizzati, l'impossibilità di erogare per intero gli stipendi di marzo, qualora l'amministrazione non avesse pagato almeno una parte delle fatture inevase del 2011 che ammontavano a 20 milioni di euro».«Il Comune non ha risposto - proseguono - e abbiamo seguito le procedure di legge con le dovute comunicazioni ai sindacati, considerato anche che il mancato rispetto delle scadenze previdenziali avrebbe fatto decadere il Durc bloccando del tutto ogni possibilità di futuro incasso».


«Dunque - proseguono - non siamo stati noi a provocare questa situazione, ma qualcuno al Comune. L'unico pagamento sbloccato (dopo lo sciopero) per fatture del 2011 si deve al coraggio di un dirigente che ha riproposto la determina per la seconda volta, obbligando così per legge il Comune a pagare. Segno che i soldi c'erano e che non si volevano erogare».

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