Lombardo: "Querelo i pentiti, mi fanno schifo"

Il governatore: "A questa gentaglia non ho dato confidenza, nè direttamente nè indirettamente, e mi fa ribrezzo perfino che debbano pronunciare il mio nome"

PALERMO. Il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo querelerà per calunnia i
pentiti che lo accusano di voto di scambio nel procedimento che ha portato alla sua imputazione coatta, e di suo fratello Angelo, deputato del Mpa, per concorso esterno in associazione mafiosa da parte del Gip di Catania, Luigi Barone. Lo annuncia lo stesso governatore che si «affida alla giustizia che li condannerà per lo sciocchezze che dicono».


Lombardo invita i collaboratori di giustizia a «citare almeno uno» dei «favori fatti» loro. «Ma non lo possono fare - aggiunge - perchè non ne esistono». «A questa gentaglia - afferma il governatore - non ho dato confidenza, nè direttamente nè indirettamente, e mi fa schifo perfino che debbano pronunciare il mio nome».  Il presidente della Regione Sicilia contesta le dichiarazioni del pentito Maurizio Di Gati, citate nell'ordinanza del Gip Barone: «Dice di avere sostenuto il Mpa nel 2004, quando ancora il movimento era nella mente di Dio - sottolinea: è nato nel 2005 e le elezioni sono nel 2006. Dice anche che sostenevamo il candidato Di Mauro, che è legato all'Udc di Lo Giudice».


Sull'aggressione a suo fratello Angelo che, riferisce de relato il pentito Eugenio Sturiale, sarebbe stato picchiato dalla mafia per non avere dato seguito alle promesse fatte prima delle campagna elettorale delle Regionali del 2008, Lombardo sostiene che «ci sono le cartelle cliniche» che dimostrano che «è stato ricoverato tre volte nell'arco di 2-3 anni per gravi crisi ipertensive» e non per lesioni.

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