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Usa, tripletta di Romney: nomination a un passo

L'ex governatore del Massachusetts sfonda quota 600 delegati e batte Santorum. Il candidato repubblicano nella corsa alla Casa Bianca sarà quasi certamente lui

WASHINGTON. Mitt Romney batte Rick Santorum 3 a 0 e fa sua la partita della nomination repubblicana. Vincendo le primarie del Maryland, di Washington Dc e del Wisconsin, l'ex governatore del Massachusetts sfonda quota 600 delegati, avvicinandosi a lunghi passi verso la fatidica quota di 1144, quella che gli permetterà di correre per la Casa Bianca il prossimo 6 novembre. Ormai è solo una questione di tempo, ma è chiaro che sarà lui l'anti-Obama.      
Nel suo discorso post-vittoria parla già da candidato, attaccando a testa bassa proprio Barack Obama. Stavolta a presentarlo non c'é, come sempre, la moglie Ann, ma la stella repubblicana, il giovane rampante Paul Ryan, eletto proprio da queste parti: "Sei un grande leader - ironizza Mitt rigraziandolo - ma non pensare di prendere il posto di mia moglie".      
E' rilassato, sa che la sua strategia del passo dopo passo lo sta premiando. "Abbiamo vinto ovunque, che grande notte", esordisce davanti a una folla di fans a Milwaukee. "Purtroppo per l'America, Obama pensa che sta facendo un buon lavoro. Ma non è così. Lui vuole trasformare il nostro Paese in una società fondata sullo ruolo del governo. Noi vogliamo tornare un' America terra di opportunità, di libertà economica. Obama - affonda Mitt - dice di amare l'economia, ma odia gli affari. E' come se amasse le omelettes, ma non le uova".       
Poco prima, sulle reti tv, ha parlato il suo inseguitore, l'ultra-conservatore nipote di un minatore trentino. Santorum, dalla sua Pennsylvania, ribadisce che non intende mollare la corsa. Rievocando l'espressione usata da Clint Eastwood nel famoso spot Chrysler, quello del Superbowl, parla di 'halftime'. "Siamo a metà della partita. Tanta gente deve essere ancora dire la sua", esclama al microfono. Ma si vede che il primo a esserne poco convinto è lui stesso. La batosta delle urne è chiara e netta. 'Santo' sa bene che la sfida, quella vera, ormai gli è sfuggita di mano ormai da molto tempo. Ma non perde l'orgoglio. Così fa capire che il suo obiettivo è segnare il gol della bandiera, salvare la faccia, vincendo tra due settimane nel suo 'homestate'. E proprio, qui, nella terra dell'acciao e dei blue collars, Santorum lancia forse i suoi ultimi attacchi a Mitt Romney. "Le nostre politiche sono forgiate dalla fonderia, non scritte sulla lavagnetta magica. In questi mesi, senza soldi - aggiunge tra gli applausi - abbiamo dovuto affrontare il candidato moderato scelto dall'aristocrazia repubblicana". E poi, togliendosi dal taschino una copia minuscola della Costituzione americana, cerca di toccare le corde profonde della sua gente, che lo ha eletto per ben 12 anni al Senato di Washington: "Questo libro fondamentale è stato scritto a Philadelphia, non molto lontano da qui. E da qui riparte la nostra rimonta". Le cose non andranno così. Il 24 aprile non si vota solo nel Penn State, ma anche a New York, in Connecticut, in Delaware e nel Rhode Island. Tutti stati dell'elegante East Coast, dove Mitt Romney, il predestinato continuerà a mietere nuovi successi.
 

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