Coppa America: per Luna Rossa, la nuova sfida parte da Palermo

Al Circolo della Vela di Mondello la presentazione del team dell’unico sfidante nella competizione d'elite della vela mondiale, in programma l'anno prossimo a San Francisco

PALERMO. Una stoccata a Vincenzo Onorato, patron di Mascalzone Latino ed ex Challenger of record (sfidante ufficiale del 'defender' Oracle Racing), e una a Paul Cayard, attualmente ceo della svedese Artemis e già skipper del Moro di Venezia, che nel 1992 conquistò la Louis Vuitton cup.
Comincia così, con una paio di frecciate di tipico stampo livornese, scoccate dal suo patron Patrizio Bertelli, l'avventura di Luna Rossa nella 34/a America’s cup di vela. In uno scenario insolito come il Circolo della vela Sicilia, guidone della Luna targata Prada, e uscito vittorioso dalla lotta fratricida con i confinanti del Lauria in una nemmeno tanto ideale corsa per la partecipazione di un sodalizio di Palermo nella competizione d'elite della vela mondiale, 'mister Prada' si accende con poco. Bertelli parte in sordina, a dire il vero, ma basta stuzzicarlo un po' e comincia a lanciare stilettate, che annacquano i rituali convenevoli.
"Il nostro obiettivo è quello di disputare la finale della Louis Vuitton cup, quella fra gli sfidanti di Oracle, con gli amici Emirates Team New Zealand. Il signor Cayard, dunque, si può accomodare". Lo statunitense aveva criticato lo stretto rapporto di collaborazione fra Luna Rossa e i 'kiwi', ma la giuria non si è opposta all'accordo di "collaborazione tecnica e sportiva fra i due sindacati", convalidandolo.
Bertelli ha anche avuto da ridire sul forfait di Mascalzone Latino, che aveva inizialmente 'appoggiato' il regolamento del 'defender', nella sua qualità di Challenger of record, salvo poi ritirarsi dalla sfida, ritenuta probabilmente troppo costosa. "E' la prima volta - ha sottolineato Bertelli - che uno sfidante ufficiale si tira indietro e lo ha fatto un team italiano". "Noi, comunque - ha poi specificato - se cambierà il regolamento, non saremo in gara". L'altra questione riguarda i prossimi America’s cup world series, in programma a Napoli la settimana dopo Pasqua.
"Potevano farli a Trapani, nello stesso specchio d'acqua che ospitò i Louis Vuitton acts 2005 - è il parere di Bertelli - era tutto bell'è pronto". Per la 'sua' Luna è la quarta sfida, forse la più imprevedibile, dal momento che ci si avvicinerà all'evento finale programmato a San Francisco nel settembre 2013 con i catamarani da 15 metri (45 piedi), mentre la finale si disputerà fra scafi lunghi 24 metri (72 piedi). "Non pensavamo di avere una struttura adeguata per affrontare questa sfida fra catamarani, ci ha aiutati molto l'accordo raggiunto con Emirates Team New Zealand - ci tiene a precisare il 'signor Luna Rossa' -. Non vogliamo fare solo questa Coppa America, non potremmo permetterci di saltare un'edizione, per questo costruiremo solo un catamarano e non due. Il nostro budget sarà di 40 mln. Non credo che i soldi siano tutto per vincere la sfida: non dimentichiamo che a San Diego, nel '95, i neozelandesi vinsero senza avere a disposizione un budget spropositato''.
Tornando indietro nel tempo, e rievocando la famigerata lite e colpi di carta bollata fra Oracle e gli svizzeri di Alinghi, Bertelli aggiunge: "Quella diatriba fa parte della storia dell'Americàs cup. Ma si poteva ricomporre in maniera diversa. Gli sponsor che ci sono stati non ci sono più, anche la situazione mondiale ha influito in maniera negativa. Lo capiremo già a Napoli quali sono le caratteristiche di queste barche: sono abbastanza spettacolari e credo possano appassionare i giovani. Con le nostre saremo in acqua fra ottobre e novembre, in Nuova Zelanda. Qualcosa costruiremo nel cantiere di Nembro (Bg), molto in Nuova Zelanda. Le nostre portacolori si chiameranno 'Sword fish' e 'Pirana'.

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