Un vertice che ha rafforzato il premier

La signora Monti è stata una perfetta padrona di casa. Ha assistito vigile al servizio degli aperitivi (aperti ai ministri della Giustizia e degli Esteri), della cena (con i ministri del Lavoro e dello Sviluppo) e non ha abbandonato il marito nemmeno dopo il caffè sorbendosi senza battere ciglio sei ore di conversazione nell'appartamento privato del presidente del Consiglio. Alla fine sembrava soddisfatta quanto il Professore. E in fondo anche gli ospiti lo erano. Con una differenza: per Alfano, Casini e soprattutto per Bersani il vertice dell'altra notte è stato soltanto il prologo di una delicatissima trattativa politica e parlamentare che durerà qualche mese scavallando anche le elezioni amministrative di maggio.
ABC sono persone molto cordiali in privato e la freddezza che si notava all'inizio della serata a palazzo Chigi (poi scioltasi con il passar delle ore) derivava dalle enormi attese determinate dal vertice. Casini ha dato una mano ad alleggerire il clima pregando il vice segretario generale di palazzo Chigi di scattare la famosa foto che all'insaputa di tutti è poi finita subito su twitter. Ma come rilevava ieri uno dei protagonisti, il fatto che siano state necessarie sei ore per trattare due argomenti (lavoro e giustizia, con la Rai poco più che sfiorata) vuol dire che le posizioni erano assai divaricate.
Sia il governo che il PdL hanno fatto un punto d'onore di smontare l'articolo 18 e ci sono riusciti («Con dieci anni di ritardo», ha commentato Alfano) pure all'interno di un sistema di ammortizzatori molto cospicuo. Bersani ha molto insistito sul fatto che le decisioni vengano concordate con le parti sociali. Non può permettersi scoperture a sinistra e il gelo manifestato ieri da Susanna Camusso non lo ha certo messo di buonumore. Alfano si è fatto paladino delle piccole e delle medie imprese perché non aumenti troppo il loro costo del lavoro determinando, così lamentano, «nuova disoccupazione e perdita di competitività».
I problemi non sono certo tutti risolti e si spera molto nella mediazione che martedì prossimo sarà svolta dal presidente del Consiglio. Al quale peraltro, dopo l'avviso della Camusso in mattinata, ieri sera è arrivato un brusco monito da tutte le associazioni dei datori di lavoro. Sulla giustizia, tema su cui il segretario del PdL giocava fuori casa, Alfano ha ottenuto che sui diversi punti (corruzione, intercettazioni, responsabilità dei magistrati) si agisca contestualmente, come ha fatto capire lo stesso Monti nel comunicato finale. Non si è entrati nel merito tecnico dei singoli provvedimenti, ma sulla corruzione si partirà dal testo che porta la prima firma del segretario del PdL e sulle intercettazioni Monti dovrà mediare tra la legge Mastella (che fu approvata quasi all'unanimità dalla Camera) e le proposte del Fli e di Giulia Bongiorno che la depotenziarono notevolmente. In ogni caso, si partirà da quanto giace in Parlamento. Sulla responsabilità civile dei magistrati, alla quale il Pd è contrario, il PdL non vorrebbe arretrare, ma sa che dovrà adeguarsi alla compatibilità costituzionale del provvedimento.
La Rai è il tema sul quale le posizioni sono più divaricate. Bersani (e forse anche Casini) vorrebbero un commissario in attesa di una nuova legge. Alfano vuole invece che il nuovo consiglio si nomini con la legge Gasparri attualmente in vigore. Monti - attratto dall'idea di essere il risolutore di un antico problema, ma consapevole dei rischi che corre - nominerà prevedibilmente presidente di garanzia e consigliere designato dal Tesoro. La battaglia sarà sul direttore generale perché il PdL è orientato a difendere Lorenza Lei.
La valutazione finale è che non ci sono sconfitti. Probabilmente, anzi - se non saranno snaturati nelle prossime settimane - i risultati del vertice dell'altra notte hanno rafforzato il governo, migliorato l'immagine dell'Italia e fatto compiere al paese passi importanti verso la «normalità europea» che non è fatta soltanto di spread.

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