Vassallo: "Così seduco le donne di Vigata"

L'attore palermitano protagonista de "Il giovane Montalbano" nei panni del seduttore Mimì Augello, un vero "corteggiatore d'altri tempi"

PALERMO. Sul set, per sentirsi un vero seduttore, mica s'è messo in mano il «Diario» di Kierkegaard, ha preferito piuttosto una bottiglietta di profumo: «Riempirmi di profumo mi faceva calare ancor di più nel ruolo di latin lover», spiega Alessio Vassallo, attore palermitano ventottenne che ne «Il giovane Montalbano» interpreta il collega del commissario, Mimì Augello. Servirà a poco: Livia, lo sappiamo, sceglierà il commissario... «E che vuol dire? Io resto un corteggiatore d'altri tempi, una specie in via d'estinzione». Sparge il suo fascino sulla predestinata Livia e sulle belle donne di Vigata. «Infatti, mica c'è solo Livia. Il mio ingresso, stasera, alla terza puntata, sarà una specie di fulmine a ciel sereno, un tornado. Con Salvo il rapporto non sarà inizialmente idilliaco, abbiamo metodi differenti. Ma in fretta, compreso che entrambi siamo degli ottimi investigatori, nascerà una profonda amicizia».


A prova di donne? «A me piace la conquista, quando mi accorgo che Salvo è davvero innamorato gli lascio spazio. E gli faccio notare che la sua vittoria arriva solo per... abbandono». Il confronto con Cesare Bocci, storico Mimì e suo successore, come è andato? Il confronto è insensato, credo che il regista Gianluca Tavarelli abbia pensato a me perché, nonostante i ruoli drammatici che ho interpretato, ho dell'ironia. Stimo molto Bocci, ma per il mio Augello mi sono ispirato al personaggio di Camilleri, più un pizzico di "mastroiannesco" barone Fefè di "Divorzio all'italiana", e un pizzico di atteggiamento "rubato" a un mio amico che si impomata ogni giorno. Tutti abbiamo toccato il sacro fuoco di Montalbano senza bruciarci». Un aggettivo per il suo Mimì? «Elegante» Sul set è venuto a trovarvi Camilleri. «E, con la sua voce da... Fiorello, ci ha detto: "Ora io mi siedo qui accanto, e voi mi fate vedere una bella scena". Balbettavamo tutti, io pensavo di vivere una situazione surreale, era come recitare Amleto davanti a Shakespeare". Progetti? «Un film con Maria Grazia Cucinotta, "La moglie del sarto", e un altro con Anna Foglietta, "Stalker", due opere prime per il cinema, in uscita. Vorrei lavorare con Virzì o Giordana, ma la mia linea è quella di fare poche cose, buone. La qualità, come nel caso di Montalbano, paga». Cucinotta e Ragonese, due attrici siciliane con cui ha lavorato: chi sceglie? «Con Maria Grazia c'è un rapporto di amicizia. Ma stimo molto anche Isabella». Non teme i troppi ruoli siciliani? «No, ho fatto pure altro. Comunque, in "Squadra Antimafia" non potrò più esserci: mi hanno spappolato il cervello. E da ”Agrodolce” ero andato via prima della sospensione. Peccato che sia finita così, nonostante gli ascolti buoni. Troppi conflitti, non salvo nessuno". Verrà a votare per il sindaco a Palermo? «Sì, Palermo non è distrutta, è abbandonata. E la sua ricostruzione non può che ripartire dalla periferia. E poi amo follemente il Palermo, lo seguo da quando giocava al Velodromo col Castel di Sangro».

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