Liberalizzazioni, ok da Senato ma è scontro sulle banche

I sì alla fiducia sono stati 237 e 33 i voti contrari (2 astenuti). Il decreto passerà ora all'esame di Montecitorio e dovrà essere convertito in legge entro il 24 marzo

ROMA. Giuseppe Mussari è perentorio: basta con le norme contro le banche. Rimetto il mandato nelle mani del comitato esecutivo. Ma il governo, che intanto incassa la fiducia in Senato (237 i sì contro i 225 della precedente fiducia), e tutti i partiti che lo sostengono (ma anche la Lega) a stretto giro fanno sapere che la norma deve essere e sarà cambiata. Il governo però - per bocca del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà scarica la 'patata bollentè al Parlamento: non ci metteremo di traverso ma serve un'iniziativa parlamentare dei gruppi che ci sostengono. E annuncia anche che un emendamento (appunto parlamentare) in tal senso sarebbe già pronto per essere inserito nel decreto


Semplificazioni a Montecitorio. Ma Anna Finocchiaro ribatte «no, è il governo che deve intervenire», mentre Maurizio Gasparri si dissocia: «l'emendamento non è il nostro ma del Pd». Del resto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, chiede a sua volta la modifica richiesta dal sistema bancaria: «nella discussione notturna di ieri la norma che è uscita non va bene
e va corretta. Il Pd è disponibile a farlo subito ma è il governo che deve pronunciarsi». Ma al di la del rimpallo governo-parlamento su come correggere la situazione anche gli industriali si dicono preoccupati perchè - spiega Confindustria - «la nullità di tutte le commissioni bancarie inciderebbe sul livello dei tassi d'interesse, determinandone un aumento generalizzato».


A far infuriare il rappresentante delle banche italiane è una norma comparsa all'ultimo minuto (via emendamento del Pd) nel decreto liberalizzazioni. Si bloccano di fatto le commissioni bancarie inibendo le clausole che le ineriscono nei contratti. La 'madrè della norma, la senatrice Anna Rita Fioroni, Pd di area popolare, la difende: «non sono affatto pentita» di averla presentata. Questo dopo che il relatore Filippo Bubbico (Pd) appena ieri sera si era affrettato a spiegare che era saltata una parte di quell'emendamento che limitava le norme solo alle banche non trasparenti e che comunque con il maxiemendamento sarebbe stato tutto corretto. Ma è giallo: nel 'maxì non c'è nessuna modifica. Cosa che piace all'altra relatrice, Simona Vicari del Pdl che spiega: «il testo è rimasto immutato nonostante il pressing di queste ore, specie delle banche».
 


L'attenzione si sposta dunque su Montecitorio dove, dalla prossima settimana arriverà il dl liberalizzazioni. Ma anche le modifiche 'saltatè a Palazzo Madama. Quella che riguarda le
banche dovrebbe essere di questo tenore: sono 'salvè dalla norma sulle commissioni le banche che hanno aderito al 'protocollò sulla trasparenza del Cicr. Ma un altro nodo, assai complicato, resta da districare. La Tesoreria unica. La Lega lo rappresenta in aula al Senato inscenando una 'bagarrè con tanto di cartelli. Ma il problema è sentito. Non solo dal Carroccio.
E la soluzione potrebbe essere un altro emendamento. Questa volta al decreto fiscale. Cioè si modificano due decreti per aggiustarne un altro.

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