La protesta dei pescatori a Palermo

A CURA DI ROSSELLA PUCCIO. «Domani non manderemo a scuola i nostri figli come forma di protesta – a dirlo Francesco Zizzo, direttore tecnico dell’A.N.A.P.I. Pesca Sicilia, e portavoce del centinaio di pescatori che hanno protestato nel tratto di via Crispi, in cui si trovano i due ingressi principali del Porto di Palermo. Una protesta pacifica con striscioni e cori, in cui si è concentrata tutta la disapprovazione del piccolo gruppo. Alla domanda che nasce guardando l'esiguo numero a raccolta, rispetto a quanti ne conta la categoria in Sicilia (circa 8 mila pescatori), Zizzo risponde che la loro è una protesta modulare che non ha delle concentrazioni, ma che cerca di creare postazioni ovunque: «Oggi mentre noi eravamo qui le nostre famiglie, le nostre mogli si trovavano in altri porti, come quello di Porticello che è uno dei più importanti per l’attività peschereccia palermitana. Domani sarà più alta la concentrazione proprio lì».
«Abbandonati dai sindacati». Lo ribadisce Francesco Zizzo che racconta come i sindacati non abbiano ascoltato la richiesta di appoggiare questa protesta: «Siamo al terzo giorno e non molleremo finché non otterremo delle risposte, ma soprattutto delle azioni da parte del Governo». La data prefissata per la fine del blocco dovrebbe essere il prossimo 20 gennaio, ma dai gruppi in protesta sembra emergere altro, la volontà di andare avanti a oltranza e paralizzare l’Isola. Nel caso dei pescatori si parla di bloccare la vendita del pesce, immobilizzare i porti, continuare i presidi nei nodi stradali principali, come già hanno fatto autotrasportatori e agricoltori. Una vera e propria forza d’urto che sta mettendo sotto scacco la Sicilia, già a partire da lunedì scorso, e che man mano raccoglie l’adesione di piccoli e grandi gruppi di artigiani e lavoratori dell’Aias (Associazione imprese autotrasportatori siciliani), agricoltori riuniti sotto la sigla di «Movimento dei forconi» e pescatori.

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