Freno alle pensioni, ora si prosegua

Anticipati dall'Inps i dati dei primi 11 mesi del 2011. Gli assegni di vecchiaia e anzianità stavano diventando un lusso che le casse dello stato ora non possono più sostenere

L’Inps ha comunicato che, nei primi undici mesi di quest’anno, le domande di pensione sono cadute del 30%. Vuol dire che la riforma fatta nel 2010 ha cominciato a funzionare. La misura era costruita in maniera molto barocca, per evitare i veti politici della Lega, ma efficace.
In sostanza, con il sistema delle finestre mobili, bisognava aspettare un anno in più (un anno e mezzo gli autonomi) prima di incassare l’assegno. Senza contare il sistema delle soglie per cui si poteva andar via solo al raggiungimento di quota 96 (60 anni di età e 36 di contributi). Sull’anno prossimo avremo ancora un effetto di trascinamento per quanti, avendo maturato i requisiti entro il 31 dicembre, sceglieranno di andar via.
I dati pubblicati dall’Inps valgono alcune riflessioni. Innanzitutto per quei partiti che hanno fatto della difesa delle pensioni una delle bandiere della loro politica. Innanzitutto il Pd. Ha giudicato, fino a ieri, macelleria sociale il sistema degli scaloni, inventati dalla prima riforma Maroni, oppure la struttura delle quote e delle finestre mobili volute da Sacconi. Oggi ha dovuto approvare le modifiche del decreto salva-Italia, che sono durissime. Altro che scale e scaloni. Siamo in presenza di un parete ruvidissima visto che l’attesa, di colpo, si è allungata di sette anni. Se la sinistra, negli anni passati, fosse stata un po’ più disponibile, forse avrebbe aiutato a trovare una soluzione meno traumatica. La difesa oltranzista e ideologica dell’esistente ha portato alla resa dei conti. A pagare il conto saranno milioni di sessantenni costretti a restare al loro posto ben al di là delle loro aspettative.
Discorso analogo, ancorchè a canone inverso, per la Lega. Oggi si lascia andare a discutibili intemperanze in Parlamento e fuori, in difesa delle pensioni. I dati dell’Inps dimostrano però che il grosso della riforma è stato fatto dai governi dei quali il Carroccio portava parte non trascurabile del peso. Certo Monti ha messo la pietra tombale sugli assegni di anzianità. Tuttavia già gli interventi fatti dai governi di centro-destra avevano modificato sostanzialmente la situazione. Le proteste di oggi, in questa ottica, appaiono veramente strumentali. Pura propaganda.
Tanto più che, sempre dai dati dell’Inps, emerge l’ampiezza della forbice tra l’Italia e il resto d’Europa. Il modello retributivo, che morirà nella notte di San Silvestro, consentiva ai pensionati italiani di andar via con l’80% dell’ultimo stipendio. Il sistema francese garantisce solo il 60,8% e quello tedesco il 58,4%. Una conferma che le pensioni, in Italia, stavano diventando un lusso che le casse dello Stato ora non possono più sostenere.
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