Governo, Berlusconi e Bersani non posso staccare la spina

Il Popolo della libertà e Partito democratico hanno votato ieri (con molte, significative assenze a destra) una manovra che nessuno dei due partiti avrebbe mai avuto la forza di fare. Monti, infatti, è stato nominato proprio per adottare misure che nessun governo politico avrebbe potuto sostenere

Il Popolo della libertà e Partito democratico hanno votato ieri (con molte, significative assenze a destra) una manovra che nessuno dei due partiti avrebbe mai avuto la forza di fare. Monti, infatti, è stato nominato proprio per adottare misure che nessun governo politico avrebbe potuto sostenere. Egli non risponde agli elettori. E il Parlamento lo ha già costretto ad arretrare fin dove lui non avrebbe voluto. Ai sostenitori di PdL e Pd non sfugge il senso dell'emergenza, ma salvo poche eccezioni - secondo la tradizione italiana - ciascun cittadino ritiene di essere stato troppo colpito e addita il vicino come ingiustamente sottoposto a un minore carico di sacrifici.



La manovra ha subito in Parlamento aggiustamenti importanti, salvando l'indicizzazione per le pensioni lorde sotto i 1400 euro lordi al mese e alleviando notevolmente il carico dell'Ici sulle famiglie con figli. Ma non c'è dubbio che le tasse rappresentino la grandissima parte dell'intervento e che i provvedimenti per la crescita siano ancora modesti. Togliere soldi alla gente deprime sempre i consumi (e infatti ci attende un Natale molto povero). Ma quel che frena la spesa dei singoli e delle famiglie è soprattutto l'incertezza: che cosa ci aspetta domani dopo la stangata di oggi? È soltanto un uccello del malaugurio chi sostiene che depressione porta depressione e che dalla nuova depressione possono nascere soltanto altre tasse fino all'avvitamento finale?
Mercoledì a «Porta a porta» il viceministro dell'Economia Grilli ha fatto capire che il prelievo deciso dal governo dovrebbe mettere a lungo in sicurezza i conti dello Stato. Ma nessuno è in grado di dire quando la Merkel accetterà di consentire alla Banca Centrale Europea quella libertà di movimento (e di stampa di banconote) tipico delle banche centrali americana, inglese e giapponese.



Questa incertezza ha portato i leader dei partiti principali e del Terzo Polo a giocare su due tavoli. Da un lato devono appoggiare Monti («È il male minore», dice Berlusconi), dall'altro rassicurare il proprio elettorato. A parole tutti sono per le liberalizzazioni, nei fatti un'intesa bipartisan ha salvato farmacisti e tassisti, mentre nessuno vuole inimicarsi gli ordini professionali. Quando il Cavaliere dice che se il centrodestra tornasse al governo e le condizioni economiche lo consentissero abolirebbe di nuovo l'Ici sulla prima casa, vuole diffondere nell'aria un profumo, seppur lontano, di campagna elettorale.
In realtà, né Berlusconi, né Bersani possono permettersi il lusso di staccare la spina al governo Monti. Il paese, in una situazione di questo genere, non glielo perdonerebbe. Eppure le trappole non mancheranno, soprattutto a destra, dove le molte assenze di ieri nei banchi del Pdl sono segnali precisi. Se ieri Roberto Maroni - solo cautamente e in parte rettificato da Bossi - ha detto che la Lega si presenterà da sola alle prossime elezioni amministrative se il Cavaliere non tornerà sulla retta via, tenta di costringerlo alle elezioni anticipate. E a sinistra il voto contro la manovra di Italia dei Valori significa strappare la foto di Vasto (Bersani, Di Pietro e Vendola insieme) senza che ne sia stata scattata un'altra. Monti dunque andrà avanti. Ma dovrà dimostrare molto in fretta di non essere soltanto il «presidente delle tasse» se non vuole che il rumore dei tamburi di guerra diventi fastidioso anche per un uomo con i nervi d'acciaio come lui.

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