Gli "scappati" tornano ai vertici di cosa nostra

PALERMO. Che i cosiddetti scappati, i boss perdenti della guerra di mafia costretti all'esilio negli Usa dai corleonesi di Totò Riina, fossero stati sdoganati, era cosa nota, ma che avessero riacquistato un ruolo di vertice in Cosa nostra è una novità.
La circostanza emerge dall'indagine del Ros che ha portato in cella quattro esponenti della cosca di Passo Di Rigano. Quella condotta dai Carabinieri è una delle tre maxi operazioni antimafia messe a segno oggi dalle forze dell'ordine a Palermo.
L'inchiesta ha evidenziato l'operatività dei vertici del mandamento e la loro capacità di relazione con i capi delle altre cosche.
I fermati sono GIOVANNI BOSCO, parente dello storico boss ucciso Salvatore Inzerillo, ALFONSO GAMBINO, IGNAZIO MANNINO e MATTEO INZERILLO, quest'ultimo incaricato di mantenere i rapporti con altri esponenti del mandamento che incontrava utilizzando mezzi dell'azienda municipalizzata dei trasporti di cui è dipendente. Tutti  e quattro erano presenti all'importante summit mafioso di Villa Pensabene di febbraio scorso, segno dell'importanza del mandamento nel contesto mafioso palermitano.

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