Regione, ambulanze: contratti bocciati dall'Authority

Ritenuto illegittimo l’affidamento alla Seus del servizio 118. Un appalto da 325 milioni in tre anni che secondo l’Autorità di vigilanza andava assegnato con una gara e non "in house" a una società creata appositamente. L'assessore alla Sanità, Russo, replica: "Tutto a norma di legge"

PALERMO. «La Regione ha operato in violazione dei principi generali di libera concorrenza, parità di trattamento e trasparenza»: con questa motivazione l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici ha ritenuto illegittimo l’affidamento alla  Seus  del servizio 118. Un appalto da 325 milioni in tre anni che secondo l’Authority andava assegnato con una gara e non «in house» a una società creata appositamente, la  Seus . Si apre quindi il caso-ambulanze, perché se da un lato l’assessorato guidato dall’ex pm Massimo Russo ritiene non vincolante la delibera dall’altro l’Authority ha inviato il carteggio alla Procura della Corte dei Conti. Tutto nasce da un ricorso fatto da una ditta, la Italy Emergenza, contro il Policlinico di Palermo che voleva assegnare il servizio di trasporto disabili proprio alla  Seus . Il Tar ha dato ragione in prima battuta all’azienda ricorrente, che però si era rivolta anche all’Authority. Ottenendo una pronunzia molto più ampia di quanto atteso. Per l’Authority (emanazione del governo nazionale), la  Seus  non ha i requisiti per l’affidamento in house dei servizi pubblici. E dunque la Regione ha violato le procedure previste dal decreto legislativo 163/2006: serviva una gara e non è stata fatta. Secondo l’Authority «c’è un assenza di previsioni statutarie che possano limitare in modo determinante il grado di indipendenza della società e ad assicurare che le decisioni più importanti siano sottoposte al vaglio preventivo delle amministrazioni aggiudicatrici». In sintesi, l’obiezione riguarda il cosiddetto controllo analogo: prendendo appalti dalla sola Regione o da enti pubblici collegati, la società dovrebbe non avere vocazione commerciale (cioè aprirsi al mercato) ed essere soggetta a un rigoroso controllo pubblico. Lo statuto assicurerebbe invece alla  Seus  un’autonomia che pregiudica anche l’obiettivo di risparmio della Regione. Mancando questi presupposti, secondo l’Authority, anche le assunzioni e le acquisizioni delle ambulanze dalla vecchia Sise cadrebbero: le 3.000 assunzioni e i 256 mezzi andavano reclutati tramite concorso e gara d’appalti. «Le assunzioni e i mezzi acquisiti - scrive l’Authority - sono di molto superiori alle necessità della  Seus . A fronte di un fabbisogno dichiarato di 79 mezzi, ce ne sono 256. E ci sono anche 400 unità di personale in esubero. Infine, tanto gli uni quanto le altre non erano idonei all’espletamento dei servizi affidati». L’Authority arriva a questa conclusione ricordando che a fronte di una spesa già prevista di 325 milioni («non 184, come dichiarato dalla Regione») l’assessorato ha già aggiunto somme «per assicurare ai mezzi di soccorso apparecchiature radio in relazione a cui non sono specificati costi e procedure. Inoltre sta rimborsando alla  Seus  oltre 10 milioni per la riqualificazione del personale». Russo replica difendendo le scelte fatte e anticipando che non ricorrerà a una gara d’appalto ritenendo la delibera dell’Authority non vincolante: «La Regione intende gestire in house il servizio di emergenza-urgenza, e ciò al fine di migliorare la qualità razionalizzando al massimo l'uso delle risorse con conseguenti vantaggi per la collettività e l'erario». Verrà però modificato lo statuto della  Seus , per risolvere il problema del controllo analogo. Ma Russo attribuisce all’Authority una lettura politica degli atti: «Appare quantomeno strano che questo problema venga sollevato ora, quando cioè il rapporto viene gestito in modo lineare e trasparente da una società, la  Seus , interamente regionale (i soci sono solo la Regione e le 17 Aziende sanitarie) e per di più in virtù di una norma di una legge regionale e sulla base di intese raggiunte con le organizzazioni sindacali. L’Authority non è invece intervenuta prima, quando la precedente gestione era piuttosto problematica e il rapporto in house non intercorreva con un soggetto riferibile alla Regione, bensì tra la Sise e la Croce Rossa alla quale il servizio era stato affidato in convenzione».

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