Monti, fiducia al Senato con 281 sì

I 25 senatori della Lega nord hanno dichiarato in modo compatto il loro no al governo

ROMA. Mario Monti fa il pieno di voti, ben 281 su 315, nella la prima fiducia in Senato. Ma soprattutto ottiene una larga maggioranza su un programma ambizioso e articolato in cui, pur senza entrare nei dettagli delle misure, prefigura interventi su temi delicati come Ici, pensioni, lavoro. Ma, Lega a parte, ottiene il sostegno di tutti i principali partiti. Nel farlo respinge al mittente l'accusa di essere a capo di un governo dei poteri forti, compiacente con l'asse franco-tedesco, sostenendo che il suo curriculum da commissario Ue all'Antitrust è lì a dimostrare che ha dato parecchi dispiaceri a Parigi, Berlino e multinazionali. E ciò proprio nel giorno in cui, in videoconferenza, ottiene il pieno sostegno di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.    
Certo, non mancano i distinguo: Pdl e Idv ammoniscono che vigileranno sulle misure che saranno proposte. Ma di fatto, l'ex commissario esce da palazzo Madama con una maggioranza amplissima. E ciò nonostante nel suo lungo discorso, un vero e proprio manifesto programmatico, non siano mancati accenni a misure che rischiano di scontentare sia il centrodestra che il centrosinistra. Pur essendo un tecnico, il Professore conosce bene l'arte diplomatica e lo dimostra dicendosi "ossequioso" verso il primato della politica. Parla della necessità di "riscattare il Paese" e chiede ai partiti senso di responsabilità perche se non si troverà "unità di intenti" saranno i più deboli a pagare le conseguenze della crisi. Il professore della Bocconi, ai senatori, sottolinea che il suo sarà un "governo di impegno nazionale" e chiede che si superi la fase di un dibattito politico "molto acceso". Parla di tre pilastri per la sua azione di governo: rigore di bilancio, crescita ed equità. E riassume così quello che è già il leit motiv: "I sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi". Insiste particolarmente sullo sviluppo perché, sottolinea, la bassa crescita ha vanificato gli sforzi di risanamento degli ultimi vent'anni. Segue un lungo elenco dei campi in cui intende intervenire, alcuni dei quali in continuità con l'azione del precedente esecutivo: dal pareggio di bilancio in Costituzione, all'attuazione delle manovre estive (su una aggiuntiva deciderà nei prossimi giorni); dalla celere approvazione della delega fiscale, ai tagli dei costi della politica.
Ma le novità più importanti arriveranno dalla lotta all'evasione (in cui deve contare la ricchezza complessiva, non il reddito) grazie alla quale potranno arrivare le risorse per far scendere le aliquote; dalla casa (con il possibile ritorno dell'Ici); dall'ipotesi di un prelievo sulla "ricchezza immobiliare" (che suona come una patrimoniale); dal mercato del lavoro in cui vige un sistema "duale" che deve essere superato; ed infine dal sistema pensionistico italiano (in cui ci sono "ampie disparità tra diverse generazioni e categorie di lavoratori"). Insomma un pacchetto corposo che per tanti versi preoccupa i due schieramenti: il Pdl che non vuole né Ici, né patrimoniale; il Pd che teme i contraccolpi di riforme radicali del mercato del lavoro e delle pensioni.    
Ma durante i loro interventi (e nonostante le parole di Berlusconi contro la patrimoniale e sul potere di staccare la spina al governo quando vorrà) nessun partito lancia affondi. Ad eccezione della Lega che, per bocca di Federico Bricolo, conferma il suo 'no' e attacca il governo delle lobby. Monti ascolta tutti e prende copiosamente appunti. E nella sua replica ci tiene a tranquillizzare i senatori sui presunti "complotti" dei poteri forti, delle multinazionali e delle potenze europee. Nel farlo richiama la sua esperienza europea come prova del fatto che non è stato "servitore di nessuno", come dimostra la multa inflitta a Microsoft.    Monti ottiene la fiducia e forte dei tanti voti, oltre che del nuovo sostegno di Giorgio Napolitano (che si sente gratificato dai commenti positivi sul governo) si appresta ad affrontare il voto di Montecitorio. Poi, forse, un Cdm per definire la struttura del governo. Mentre per viceministri e sottosegretari (probabilmente tutti tecnici) bisognerà attendere l'inizio della prossima settimana.  

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