Berlusconi: nuovo governo? Il Pdl deve avere voce in capitolo

Nuovo vertice questa notte a Palazzo Grazioli. Il premier avrebbe dato la sua disponibilità ad appoggiare Monti, ma chiede di partecipare al programma e alla scelta degli uomini

ROMA. Il Pdl può e deve avere voce in capitolo sulla formazione del nuovo governo. E lo può pretendere perché i numeri a Palazzo Madama (128 senatori) consentono a Berlusconi di essere determinante nelle votazioni. Su queste basi, secondo quanto viene riferito, si sarebbe articolata la discussione questa notte a Palazzo Grazioli tra i vertici del partito e il presidente del Consiglio.    
Berlusconi avrebbe ribadito la sua disponibilità ad appoggiare un governo Monti mettendo però bene in chiaro che restando il Pdl partito di maggioranza relativa, deve anche essere determinante nella stesura del programma e non solo nella scelta della composizione dell'esecutivo. Se il 'passo indietro', sarebbe stato il ragionamento di Berlusconi, è stato fatto per non dare alibi alla speculazione finanziaria, di certo il Pdl non può rinnegare se stesso: non possiamo - avrebbe detto - votare misure come la patrimoniale contro cui mi sono battuto per 17 anni, per tutta la mia carriera politica.     
Preoccupazione, poi, sarebbe stata espressa per l'esecutivo che sarà e per come si rapporterà con il Parlamento. Per il premier, infatti, quello che deve essere chiaro è che le Camere non devono essere esautorate del loro ruolo e chiamate a votare provvedimenti a scatola chiusa. Se così fosse, avrebbe osservato il Cavaliere, sarebbe meglio scioglierle. Nel corso della riunione si sarebbe inoltre affrontato il crescente malumore che più di qualche 'big' del partito avrebbe manifestato in merito alle voci sul 'totonomine'. Che ad oggi i futuri incarichi del governo in quota Pdl siano già appannaggio di due o tre ministri (tra i più insistenti si fanno i nomi di Frattini, Palma, Fitto e Gelmini) avrebbe fatto infuriare  buona parte del partito. E forse anche per questo, il vertice notturno avrebbe visto proseguire il pressing dei senatori sul Cavaliere affinché vagliasse seriamente l'ipotesi di un appoggio esterno ad un eventuale governo Monti. Ipotesi, questa, che il premier - pur come extrema ratio - si riserva ancora di valutare osservando che un comportamento del genere sarebbe possibile solo se lo tenessero tutti i partiti.

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