Niente Ponte? Una scelta contro lo sviluppo

Probabilmente oggi molti italiani saranno lieti di sapere che il ponte di Messina non si farà più. Tra dieci o venti anni sarà interessante porsi una domanda: è stata la scelta più saggia per la Sicilia?

Probabilmente oggi molti italiani saranno lieti di sapere che il ponte di Messina non si farà più. In tanti hanno sempre osteggiato quest'opera sul filo di un luogo comune, difficile da rimuovere: con gli stessi soldi si possono fare cose più urgenti. Spiace ancora una volta dovere ribadire che non è così.
Risulta incomprensibile che tra i contrari si ignori, o si finga di ignorare, che i due terzi della spesa necessaria al ponte sarebbero stati a carico di investitori privati a fronte dei pedaggi; che ogni anno alcuni milioni di persone attraversano lo Stretto, pagando un biglietto; che i tre quarti dei passeggeri giornalieri delle navi traghetto non sono danarosi turisti ma lavoratori pendolari, studenti e camionisti; che quel braccio di mare tra la Sicilia ed il continente è ad altissimo rischio di collisione ed inquinamento delle coste; che il ponte, una volta costruito, si pagherebbe da solo e che i posti di lavori supererebbero di gran lunga quelli attualmente impegnati nel trasbordo via nave. Si potrebbe continuare a lungo. Ma nel gioco delle ideologie contrapposte, non cambierebbe nulla. Nel sito dell'Autorità portuale di Messina chiunque può consultare i dati sul movimento tra le due sponde della Sicilia e del Continente.
Nel 2010 i passeggeri paganti hanno superato il numero di otto milioni; ma la domanda ricorrente (tra i contrari) resta sempre la stessa: ma a chi interessa un'opera del genere?! Oggi abbiamo alcune certezze. Gli investitori privati porteranno altrove i loro soldi. Continueremo a muoverci tra una sponda e l'altra con le navi traghetto con costi, tempi e livelli di inquinamento facilmente immaginabili. La città di Messina continuerà ad essere attraversata da milioni di automezzi. Non avremo mai il treno veloce. I due miliardi di euro che lo Stato si era impegnato ad investire nell'area per le cosiddette opere a terra (stazioni, gallerie, spostamento binari, autostrade e strade) non si spenderanno più.
Tra dieci o venti anni sarà interessante porsi una domanda: è stata la scelta più saggia per la Sicilia?

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