Un nome per Banca d'Italia: un altro caso per Berlusconi

di BRUNO VESPA

«È mai possibile che il presidente del Consiglio debba aspettare tutto questo tempo per fare un nome per la Banca d'Italia?», si sfoga uno dei diciotto partecipanti alla «cena della ribellione» che aveva a capotavola Claudio Scajola. Da quella cena arriveranno a Berlusconi alcune proposte: riprendere saldamente in mano il timone della nave, eliminare le perduranti ambiguità nel rapporto con Giulio Tremonti, riempire di contenuti e di soldi il decreto sviluppo... C'è poi un retro pensiero: allargare la maggioranza al centro. Casini è pronto, ma vuole la testa di Berlusconi. E quando Angelino Alfano ha chiesto a qualcuno dei partecipanti se a loro avviso il Cavaliere dovrebbe davvero cedere il passo, nessuno ha avuto il coraggio di ammetterlo. E a tagliare la testa al toro è stato lo stesso presidente che ieri ha ripetuto che non ha nessuna intenzione di andarsene. «Se lui facesse un grande piano di rilancio, sono sicuro che l'Udc non si tirerebbe indietro», ha provato a mediare uno degli interpellati. Ma i segnali di allarme per Berlusconi non mancano. Soprattutto perché nello sfogatoio della cena qualcuno ha detto: «Noi siamo paralizzati sulla legge per le intercettazioni, quando il Paese chiede risposte economiche urgenti...»
Una pugnalata autentica, per il Cavaliere, che alla pubblicazione delle sue conversazioni private deve buona parte della caduta della propria reputazione interna e internazionale. Una pugnalata inferta con lo stesso coltello che la sinistra brandisce contro di lui. «Ben altro aspetta il Paese...» Di qui la risposta immediata - all'interno e all'esterno - con il videomessaggio di ieri: è urgente mettere fine alla barbarie perché oggi tocca a me, domani potrebbe toccare a voi. Però il problema resta. Lo dicono sottovoce anche le persone a lui più vicine: «Lo difenderemo dal massacro giudiziario fino all'ultimo giorno. Ma lui deve aprire gli occhi, guardare la realtà, rispondere alle attese degli italiani», confida un ministro.
Ha capito Berlusconi di essere all'ultima curva? Vedremo presto se alle sette vite se n'è aggiunta una ottava. Lo vedremo dalle modalità della scelta del governatore della Banca d'Italia, per cui si sta svolgendo un'istruttoria logorante e un po' indecente, visto che la legge è chiara e fu applicata già ai tempi di Draghi: è prerogativa esclusiva del presidente del Consiglio avanzare la proposta al Consiglio superiore della Banca d'Italia. Una interna sarebbe di per sé il segnale più evidente di una perdita di autorità. La sorte del «decreto sviluppo» è un altro snodo decisivo. Il vertice di partito di giovedì ha deciso di affidare il dossier al ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, uomo documentato e preparato. E la parte delle infrastrutture al ministro delegato al ramo, Altero Matteoli. Su tutti e su tutto vigilerà il presidente del Consiglio che ancora ieri ha voluto dare piene rassicurazioni su questo. E i soldi? Una fonte autorevole e maliziosa ieri diceva che Giulio Tremonti baratterebbe una certa generosità sul finanziamento dello sviluppo con la nomina di Vittorio Grilli alla Banca d'Italia al posto del direttore generale Fabrizio Saccomanni, candidato di Berlusconi, Napolitano, Draghi e dell'intera struttura della Banca. (Quella Banca che a suo tempo richiese a due mitici governatori, Donato Menichella e Guido Carli, di assumere il ruolo di direttore generale prima di accedere all'incarico più alto, proprio per garantire la continuità interna). Non possiamo credere all'ipotesi di questo scambio. Tremonti è uomo d'onore e sa che nessuna carica, nemmeno ai livelli più alti,può essere barattata con gli interessi del Paese. D'altra parte sarebbe imbarazzante constatare che la disponibilità di fondi per la crescita è esclusivo appannaggio di un ministro, sia pure il più forte in momenti di crisi, e non del Consiglio dei ministri e del suo presidente. La sabbia della clessidra di Berlusconi ha ormai quasi esaurito il suo passaggio dal contenitore superiore a quello inferiore. Sta al presidente del Consiglio ricordare a tutti che lui è ancora quello delle decisioni improvvise e vincenti.

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