Termini, vertice positivo su futuro dei dipendenti dell'indotto

E' quanto emerge dalla riunione in corso al ministero dello Sviluppo economico tra la Dr Motors e i sindacati nella quale viene ribadito che i 350 operai dello stabilimento saranno trattati esattamente come i 1,566 lavoratori diretti della Fiat

ROMA. Prosegue la trattativa per dare un nuovo futuro allo stabilimento Fiat di Termini Imerese, che a fine anno cesserà la produzione. L'imprenditore molisano Massimo Di Risio a capo della Dr, l'azienda automobilistica interessata a rilevare il sito, si è detto "ottimista" su un accordo con i sindacati ma ha chiesto che si acceleri. "E' una lotta contro il tempo", ha affermato assicurando che le garanzie occupazionali ci sono. "Acquisita la disponibilità di Di Risio a cercare una soluzione per l'indotto e a garantire ai lavoratori condizioni contrattuali invariate", ha detto il segretario nazionale della Uilm, Eros Panicali, al termine dell'incontro di oggi al ministero dello Sviluppo economico, ora "diventa urgente incontrare Fiat per poter proseguire utilmente il negoziato".   Oltre ad nuovo tavolo con la Dr, che è già stato programmato per martedì 18 ottobre, un incontro con Fiat sarà convocato a giorni, dovrebbe essere tra giovedì e venerdì di questa settimana, per discutere - come è stato riferito al termine dell'incontro odierno - della cassa integrazione per cessata attività e degli incentivi per i pensionamenti. "Chiediamo garanzie a Di Risio", ma "anche la Fiat che lascia deve dire che garanzie dà", ha affermato il leader della Cisl, Raffaele Bonanni.    Verso la stretta finale, intanto, si avvia il rinnovo del contratto Chrysler: "Continuiamo a lavorare, ci auguriamo di raggiungere un accordo per mercoledì", ha detto il presidente del sindacato americano United Auto Worker (Uaw), Bob King.    Sul fronte italiano, a chiedere un incontro alla Fiat per avere "maggiore certezza" sul piano complessivo del Lingotto é la Fim-Cisl, per "lo sviluppo del progetto Fabbrica Italia, che è la vera scommessa che abbiamo fatto. Abbiamo accettato di fare accordi anche impegnativi perché interessati che Marchionne spenda sino all'ultimo euro dei 20 miliardi che si è impegnato ad investire in Italia", ha detto il segretario generale dei metalmeccanici della Cisl, Giuseppe Farina.    Sull'uscita della Fiat da Confindustria e da Federmeccanica oggi ha parlato il direttore generale della Federazione dell'industria metalmeccanica, che fa capo a Viale dell'Astronomia, Roberto Santarelli: "Costituisce un vulnus sul piano politico e dell'immagine; l'ultimo dei problemi è quello economico", ha detto escludendo che siano in vista altre defezioni dalla federazione. "Non abbiamo alcun segnale in tal senso", ha rassicurato Santarelli, bocciando invece lo sciopero della Fiom-Cgil proclamato in tutto il gruppo Fiat per il 21 ottobre. ("Ne penso tutto il male possibile"). Così come per Farina è "sbagliato" e "più che per difendere gli interessi dei lavoratori, è una necessità per la Fiom di difendere se stessi, restare in pista e avere più visibilità".    Lo strappo di Marchionne "non fa onore al governo", è tornata a dire il leader della Cgil, Susanna Camusso.

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