Finanziaria regionale: salvi i compensi di sindaci e assessori

Il presidente Lombardo ha annunciato che la legge appena approvata sarà modificata proprio nella parte che prevede l'azzeramento degli stipendi che riguarda anche i consglieri comunali. La norma è stata criticata da tutti i partiti

PALERMO. Nel giorno in cui scatta la rivolta dei sindaci, si rafforza la protesta dei sindacati ed emergono i malumori dell’Ars verso la giunta di tecnici, Lombardo è costretto ad ammettere che la Finanziaria appena approvata in giunta sarà modificata. Cambierà proprio la parte che prevede l’azzeramento o quasi dei compensi per consiglieri comunali e assessori che - in base al testo attuale - guadagneranno l’80% e il 90% in meno dei sindaci. E gli stessi primi cittadini vedrebbero ridotti del 20% i loro stipendi.
Il presidente raccoglie così il malessere espresso dall’Udc e soprattutto dall’area interna all’Mpa che fa capo a Lino Leanza. «Non sono d’accordo neppure io a tagliare le indennità ai consiglieri comunali piuttosto che ai sindaci» ha detto ieri Lombardo aggiungendo che «soprattutto nei piccoli Comuni questi amministratori raccolgono indennità modeste».
La norma è stata criticata da tutti i partiti. Il Pid ha preso le distanze con Rudy Maira, l’Udc con Giovanni Ardizzone, il Pdl con Salvo Pogliese e il Pd con Pino Apprendi. Segnale di un’insofferenza che i parlamentari ormai non nascondono più verso una Finanziaria scritta da un tecnico, Gaetano Armao, che taglia linfa vitale ai sistemi politici (i consiglieri comunali sono l’avamposto delle varie galassie elettorali). Una situazione che non ha nascosto soprattutto Riccardo Savona, deputato fra i più vicini a Lombardo e presidente della commissione Bilancio: «I tecnici sono delegati dalla politica. Non dovrebbero agire contro la politica». Savona dubita che questa manovra avrà vita facile in Parlamento perchè «crea una serie di fondi per le imprese e lo sviluppo con ingenti capitali tutti gestiti dall’assessore all’Economia. Un sistema che spoglia i poteri del Parlamento». È già scattato il braccio di ferro fra l’Ars e Armao: nè è il segnale la bocciatura proprio in commissione Bilancio di un piano di investimenti da circa 200 milioni per l’informatizzazione della Regione.
L’assessore ieri ha mostrato self control auspicando che «la bocciatura del piano sia solo il frutto di una lettura troppo rapida. Forniremo i chiarimenti necessari alla commissione». Armao prova a resistere invece al pressing per modificare la Finanziaria probabilmente più impopolare della storia: «Stiamo allineandoci alle manovre dello Stato, che ha imposto tagli per un miliardo. Ma se qualcuno vuole comunque utilizzare l’Autonomia statutaria per difendere privilegi e resistere all’azione di risanamento, faccia pure. Noi stiamo almeno provando a fare investimenti oltre che tagli».
Ma proprio i limiti di bilancio destinati agli investimenti hanno scatenato ieri la protesta dell’Anci: «La Regione ha confermato il taglio di 80 milioni già fatto l’anno scorso - rileva il presidente Giacomo Scala (Pd) -. Ma dei 750 milioni stanziati nella bozza di Finanziaria, 200 sono obbligatoriamente destinati a spese di investimento. Significa che i sindaci non potranno utilizzarli per i servizi al cittadino. Così chiudiamo bottega. Altro che welfare. Anche perchè i 200 milioni per investimenti dovrebbero arrivare da un mutuo. Alla fine il budget reale per gli enti locali sarebbe di appena 550 milioni. Se aggiungiamo il taglio di 600 fatto dallo Stato...». L’Anci chiede all’assessore alla Funzione pubblica Caterina Chinnici «di risolvere la questione o dimettersi. Se i tagli non saranno azzerati scavalcheremo il governo e ci rivolgeremo direttamente all’Ars».
Pronti a scendere in piazza anche i sindacati contro i tagli al personale. Per Claudio Barone della Uil «è assurdo chiudere l’Aran e non rinnovare il contratto dei regionali. E bisogna anche prorogare i contratti di 750 lavoratori della Protezione civile, dell’ex Agenzia per i rifiuti e dell’Ambiente». Mentre per Michele Palazzotto e Enzo Abbinanti della Cgil «con la creazione del bacino unico del personale il governo prepara il terreno a nuove clientele e allo smantellamento del sistema di rapporti sindacali».

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