Brusca e Riina uno contro l’altro in aula

Il "capo dei capi" di Cosa nostra, imputato per un vecchio omicidio avvenuto a Milano, tirato in ballo dal suo storico braccio destro

MILANO. Sul monitor della tv dell'aula della prima Corte d'Assise di Milano sono comparsi stamani, in videoconferenza dal carcere, da una parte Totò Riina, imputato per un vecchio omicidio avvenuto a Milano, e dall'altra il suo storico braccio destro Giovanni Brusca, ormai pentito, che con alcune dichiarazioni ha tirato in ballo proprio il 'capo dei capi' di Cosa Nostra per quella uccisione.
Brusca, sentito oggi come teste, ha detto di voler "confermare tutto" ciò che raccontò al pm della Dda di Milano Marcello Musso il 15 settembre del 2006, facendo partire le indagini degli inquirenti su una serie di omicidi di mafia che si sono succeduti nel capoluogo lombardo tra l'87 e il '92. Periodo in cui i vertici di Cosa Nostra decisero, stando alle indagini, di eliminare alcuni esponenti mafiosi che stavano creando “problemi” a Milano. Brusca, ricostruendo i fatti che hanno portato all'omicidio di Alfio Trovato ucciso nel maggio '92 in via Palmanova (con Riina e' imputato anche un altro affiliato), ha ribadito che il mandante era quello che lui stesso ha definito il "capo dei capi" e il "numero uno".
Brusca è stato già condannato in abbreviato a 10 anni e 4 mesi per l'omicidio di Trovato. Nel maggio scorso poi, nell'inchiesta sui vecchi omicidi di mafia, erano arrivate anche una condanna a 30 anni per Santo Mazzei, un'altra a 12 anni per Salvatore Facella e 16 assoluzioni.

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