Formazione, si allarga l'inchiesta: si indaga su altri 20 enti

Una seconda verifica condotta dall’Ispettorato del lavoro ha fatto emergere altre assunzioni fatte dai gestori dei cosiddetti sportelli multifuzionali malgrado questi avessero già messo dipendenti in cassa integrazione

PALERMO. Si allarga l’indagine amministrativa della Regione sugli enti della formazione professionale. Una seconda verifica condotta dall’Ispettorato del lavoro ha fatto emergere altre assunzioni fatte dai gestori dei cosiddetti sportelli multifuzionali malgrado questi avessero già messo dipendenti in cassa integrazione. La relazione dell’ispettorato del lavoro è da ieri sul tavolo del presidente Lombardo. Scatta ora un contraddittorio con gli enti che dovranno provare a giustificare le assunzioni.



L’indagine riguarda le sigle che hanno vinto un vecchio bando - l’Avviso 1 - destinato a creare sportelli multifuzionali che forniscono anche la formazione ai lavoratori messi in cassa integrazione da aziende di ogni settore. Si tratta di una formazione obbligatoria prevista dalle leggi che regolano la cassa integrazione in deroga. Per crare questi corsi gli enti gestori degli sportelli hanno fatto assunzioni con contratti a termine malgrado avessero a loro volta personale in cassa integrazione e senza recuperare gli esuberi del settore.



Secondo la relazione dell’Ispettorato ci sono anche dubbi sui pagamenti ai docenti: per poco più di un mese e mezzo di lavoro sarebbero stati pagati in alcuni casi fino a 15 mila euro e in altri casi risulterebbero pagamenti da 4 mila a 7 mila euro per circa 10 giorni di lezione. Gli enti dovranno dimostrare che nel grande calderone dei dipendenti in cassa integrazione del settore della formazione non ci sono le professionalità richieste per questi corsi e che in questo senso è stata fatta una ricerca prima di assumere esterni. Nella nuova indagine sono finite almeno venti sigle: enti storici come Ecap, Efal, Enaip, Enfap, Interefop, Cnos e Sicilform. Le assunzioni sarebbero alcune centinaia.



Lo stesso ispettorato segnala tuttavia che al momento in cui questi enti hanno assunto non era ancora pronta la lista dei docenti in cassa integrazione a cui bisognava attingere in via prioritaria. È evidente quindi che questo passaggio è stato saltato. Basta a giustificare gli enti? È il tema del contradditorio che verrà attivato nei prossimi giorni. Secondo Ludovico Albert, dirigente del dipartimento Formazione, «le irregolarità ci sono ma non è detto che siano gravi come quelle scoperte nel caso del Cefop e dei corsi di formazione professionale tradizionale». Ma la competenza finale in questo caso non è solo dell’assessorato Formazione: i bandi sono stati emessi dal Lavoro e dunque anche questa struttura va coinvolta. La relazione è stata inviata infatti anche ai dirigenti Alessandra Russo (Lavoro) e Letizia Di Liberti (Agenzia per l’Impiego). Nei giorni scorsi una prima tranche dell’indagine amministrativa aveva fatto emergere assunzioni sospette al Cefop, allo Ial Cisl, all’Anfe e all’Ancol: tutti enti con cassa integrazione in corso. L’inverno scorso invece il caso aveva riguardato decine di enti gestori dei corsi tradizionali che avevno violato l’obbligo di bloccare le piante organiche ai livelli di fine 2008.

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