Lampedusa, l'appello del sindaco a Napolitano: aiutateci

All'indomani dell'incendio doloso che ha distrutto il centro di prima accoglienza, De Rubeis chiede al presidente "un segnale da parte dello Stato, visto che siamo stati abbandonati ancora una volta"

LAMPEDUSA. Un appello al presidente Giorgio Napolitano "a darci una mano, visto che ancora una volta siamo stati abbandonati" è stato lanciato dal sindaco di Lampedusa Bernardino De Rubeis, all'indomani dell'incendio doloso che ha distrutto il centro di prima accoglienza. "Vorremmo potere essere sempre orgogliosi di dichiararci cittadini italiani - spiega - ma a questo punto abbiamo bisogno di un segnale da parte dello Stato". Il sindaco ribadisce la richiesta, avanzata già ieri, dell'invio di alcune navi a Lampedusa per trasferire subito tutti i tunisini che si trovano ancora sull'isola. "Ci era stato promesso una decina di giorni fa - ricorda - e invece ne stanno trasferendo solamente 100 al giorno. Adesso che il centro é stato bruciato, non ci sono più neanche gli spazi per potere ospitare tutte queste persone. Se hanno deciso che la nostra isola deve diventare un carcere a cielo aperto che lo dicano una buona volta". De Rubeis dice di "essere ancora in attesa di potere parlare con Berlusconi e con il ministro Maroni per sapere cosa intendono fare e come dovremo regolarci" e annuncia un cambio di rotta nella linea dimostrata fino ad ora nell'amministrazione nei confronti degli immigrati "continueremo ad accogliere solamente profughi ma non più tunisini, che arrivano da noi esclusivamente per motivi economici e non sono casi umanitari".

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