Regione e Comuni, ecco i tagli in Sicilia

Il governo regionale continua la stesura del testo della manovra da 1,4 miliardi. Annunciata la chiusura degli enti inutili, si lavora anche sulla riduzione degli affitti per gli uffici pubblici e i Comuni con meno di 5 mila abitanti saranno obbligati a fondere i principali uffici amministrativi

PALERMO. Mentre il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, annuncia che ai primi di settembre attiverà il Parlamento per l’approvazione di una legge che riduca i deputati, il governo regionale continua la stesura del testo della manovra da 1,4 miliardi. Già annunciata la chiusura di due dipartimenti regionali e degli enti inutili (si legga il piano accanto), è dagli affitti dei palazzi per gli uffici pubblici e sugli assetti dei Comuni che l’assessore all’Economia, Gaetano Armao, prova a trovare margini per tagliare. La manovra che oggi sarà messa a punto in un vertice con vari dirigenti della Regione.
I Comuni con meno di 5 mila abitanti saranno obbligati a fondere i principali uffici amministrativi. Il testo allo studio parla di «esercizio comune delle funzioni fondamentali». Per gruppi di paesi ci sarà un solo segretario comunale ma anche vertici unificati della polizia urbana. Verranno accorpati in una sola struttura pure gli uffici tecnici per scuole, territorio e attività sociali. I Comuni che hanno meno di 30 mila abitanti non potranno più costituire società e quelle esistenti vanno messe - secondo il testo allo studio - in liquidazione.
La Regione invece proverà a ridurre la spesa per l’affitto di palazzi sede di uffici pubblici: oggi si spende una quarantina di milioni all’anno. La bozza in discussione prevede due mosse: la prima è la riduzione del canone d’affitto del 15% da imporre ai proprietari al momento del rinnovo del contratto in cambio di un prolungamento per altri 6 anni, la seconda è la diminuzione dei palazzi affittati da mettere a punto con un successivo piano che Armao dovrà presentare entro fine ottobre. Ma è una materia, quella delle locazione, i cui margini di manovra sono strettissimi: molti dei canoni sono pagati alla Spi, società con cui la Regione ha realizzato l’operazione di cessione dei beni immobili e i contratti in questo caso sono bloccati. Allo stesso modo, oltre 6 milioni all’anno vanno alle società che posseggono i beni sequestrati alla mafia: è il caso dei palazzi dell’assessorato alle Attività produttive e dei Beni culturali (costati circa 30 milioni negli ultimi dieci anni). Armao ha da tempo annunciato un’azione legale per ottenerne l’acquisizione gratuita. Situazione che vale anche per molte sedi di Asp.
Nella riunione di oggi bisognerà anche decidere se sbloccare o meno almeno un rinnovo contrattuale per i dipendenti regionali: proposta che farà il capo del Personale, Giovanni Bologna. I 20 mila dipendenti attendono il rinnovo del biennio 2008/2009, i dirigenti anche quello precedente ma servono 80 milioni. A luglio le trattative furono bloccate per mancanza di fondi ma l’arrivo dei Fas potrebbe aprire qualche speranza: resterebbero bloccati - come impone lo Stato - tutti i rinnovi successivi. Di sicuro, per far quadrare i conti del 2011 (le misure allo studio riguardano invece il 2012) a settembre verrà acceso con la Cassa depositi e prestiti il maxi mutuo previsto in Finanziaria a maggio: può raggiungere anche i 900 milioni e servirà soprattutto a finanziare l’impiego dei forestali.
In questo scenario si inserisce l’annuncio fatto ieri da Cascio. Il presidente dell’Ars scioglie i dubbi sull’ipotesi di eccepire la specialità dello Statuto regionale e anticipa che a settembre attiverà in Parlamento il percorso per recepire il taglio del numero dei deputati: la manovra nazionale imporrebbe di scendere da 90 a 50. Cascio si dice più convinto di «arrivare a 60 o 70, come previsto da un disegno di legge che è già all’esame della commissione di merito all’Ars. Ma bisognerà valutare se possiamo discostarci dal dettato nazionale senza incorrere in sanzioni». In ogni caso, dopo due bocciature arrivate l’anno scorso, ora il tema del taglio dei deputati entrerà subito nell’agenda dell’Ars. Basterà? Il percorso sarà comunque lento: serve una legge approvata all’Ars e ratificata in doppia lettura da Camera e Senato.

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