Crisi, opposizioni invitano Berlusconi a parlare ma lui resiste

Il premier non sembra intenzionato a passare le forche caudine di un dibattito in Parlamento sulla difficile situazione del Paese. Il ministro Romano: "Decreto sviluppo e manovra hanno messo l'Italia al riparo"

ROMA. Le opposizioni rinnovano il loro appello al premier (vada a casa, o almeno venga in Parlamento a riferire sulla grave crisi); il Capo dello Stato Giorgio Napolitano non parte più per Stromboli per monitorare la difficile situazione; Gianfranco Fini da poco ha spiegato che è disposto a tenere aperti i portoni di Montecitorio al Cavaliere anche a Ferragosto. Ma Silvio Berlusconi, al momento, non sembra affatto intenzionato a passare le forche caudine di un dibattito in Parlamento sulla crisi.    
Nulla è deciso, ma pare possa valere la risposta data a caldo da Fabrizio Cicchitto alle opposizioni in pressing, lo scorso giovedì, perché il premier riferisse sulla crisi: "Non ne vedo la necessità - aveva calciato lontano la palla il capogruppo dei deputati Pdl - abbiamo discusso del quadro economico pochi giorni fa in occasione della approvazione della manovra".
E all'appello di tutte le parti sociali al governo - sferzato perché fronteggi la crisi con un patto per la crescita e con un segnale di 'discontinuita' - il presidente dei deputati Pdl torna oggi a rispondere così: "Il governo con il decreto sviluppo e con la manovra ha messo in atto operazioni di rilievo per bloccare la speculazione e anche per favorire la crescita". Insomma, in Parlamento Berlusconi ha appena preso la fiducia, non serve ridiscutere di politiche economiche a soli 15 giorni di distanza.   
E anche il 'mood' del Cavaliere - che ad Arcore trascorre la convalescenza dopo l'operazione alla mano di venerdì - sembra essere questo. Il popolo mi ha eletto e io vado avanti fino al 2013 per fare le riforme - ribadisce con molti Berlusconi -. Finora il peggio è stato evitato proprio grazie a ciò che ha fatto il mio governo, grazie alla tenuta dell'esecutivo e alle politiche economiche che abbiamo messo in campo, a partire da una manovra che ci è riconosciuta dall'Europa. Mi sfiducino in Parlamento, se ne hanno la forza, perché io a salire al Quirinale per dimettermi non ci penso affatto. Senza contare, rilevano fonti del governo,che in teoria le Camere chiuderanno il 2 di agosto e proprio in quelle ore ci potrebbero essere notizie decisive per  destini del mondo, legate al debito Usa e al possibile default americano.   
Il premier insomma  resiste, nonostante le turbolenze che creano le voci di nuovi provvedimenti giudiziari in arrivo, l'affaire Milanese che ha travolto il ministro del Tesoro Giulio Tremonti e la pericolosa tensione tra Lega e Colle sui ministeri al Nord. "Il governo con il decreto sviluppo e con la manovra ha messo l'Italia al riparo da situazioni come quella greca e nelle condizioni di potere progettare il proprio futuro", dà ragione al Cavaliere il ministro dell'Agricoltura Saverio Romano.    Eppure le opposizioni insistono. Stefano Fassina, responsabile Economia e lavoro del Pd, invita Berlusconi a "seguire responsabilmente l'esempio di Zapatero". I deputati di Fli si dicono pronti a rinviare le ferie. E di oggi - dopo gli appelli a riferire in Parlamento del leader Pd Pierluigi Bersani e di quello Udc Pier Ferdinando Casini - è la formale richiesta del Pd ai presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, che il premier riferisca in aula prima della pausa estiva sulla crisi economica. "Lo avevamo già chiesto e condividiamo", rilancia il vicepresidente Fli Italo Bocchino.    
"Mi auguro che il governo accetti la sfida delle opposizioni e riferisca in Parlamento. Non foss'altro per mettere ciascuno di fronte alle proprie responsabilità - è la risposta-provocazione del deputato pidiellino Osvaldo Napoli - di fronte all'acuirsi della crisi le due uniche scelte serie in ogni democrazia sono un confronto parlamentare per avviare un percorso bipartisan; oppure la richiesta netta e senza riserve di elezioni subito. Bersani e Casini chiedono che Berlusconi sgomberi il campo, ma non dicono per andare alle elezioni. No: la loro è una battaglia per conquistare il potere aggirando il verdetto elettorale. E tutto questo non è serio".

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