Gesip, Primavera: "Assenteismo? Chi non lavora ora sarà punito"

Il commissario liquidatore della società disegna il futuro dopo l'arrivo dei 45 milioni di euro: "C'è un occasione per il rilancio, la dobbiamo sfruttare"

PALERMO. Finisce un incubo ma la strada resta in salita. Massimo Primavera parla di Gesip e dl suo futuro con il piglio del missionario.



Scusi, intanto lei è il commissario liquidatore dimissionario. È così?


«Sì, è così. Ho congelato le dimissioni. Il momento era troppo delicato. Nei prossimi giorni incontrerò il sindaco e si vedrà».



Che succederà alla Gesip?


«Abbiamo un’occasione per rilanciare la società. I servizi aggiuntivi, ma soprattutto una nuova immagine».



Voi siete quelli dei blocchi stradali, degli scontri con le forze dell’ordine, c’è chi dice che Gesip è piena di scansafatiche...


«E dobbiamo dire basta a tutto questo. Gli scontri? Sono stato in questura sei volte in pochi giorni per spiegare le ragioni di chi protestava. E dura dover tornare a casa e dire alla propria famiglia che forse domani non c’è più il lavoro».



E come la mettiamo con i casi di assenteismo, con le insubordinazioni?


«È vero, ci sono stati problemi del genere. Credo dovuti a una cattiva organizzazione e, in alcuni casi, a fraintendimenti nei rapporti tra il personale. Ora non si può scherzare più».



Perché, cos’è cambiato?


«I lavoratori si sono spaventati. E hanno capito che devono esprimere il meglio. Sono convinto che ce la metteranno tutta. Verrà ridefinito l’organigramma, l’organizzazione del lavoro...».



Come?


«Se in un ufficio ci sono sei portieri, tre sono di troppo e devono essere trasferiti in altri servizi».



Un’accusa agli amministratori che l’hanno preceduta?


«No, no. Non voglio giudicare nessuno. E non voglio guardare dietro le spalle. A me interessa quello che accadrà domani ».



Ma i soldi basteranno per pochi mesi. E dopo?


«La Gesip è un’azienda destinata a lavorare e chi non lavora sarà punito. E i dipendenti sanno che l’aiuto per la società è arrivato in un momento così delicato per il Paese che vale molto, molto di più, di 45 milioni. E questa consapevolezza ci aiuterà a mettercela tutta per un futuro di certezze».

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