Welfare a picco, Raffa: passo indietro "Fisco agevolato per i pensionati"

È allarme pensioni: si va a casa col 60% dell’ultima retribuzione. Nel 2025 si scenderà al 40%. I dati diffusi nel corso della biennale assemblea organizzativa del sindacato a Palermo

PALERMO. “Il vecchio welfare non funziona più. Non si può più essere arroccati sul principio della gratuità. Noi siamo disposti a fare un passo indietro”. È una posizione forte quella assunta dalla Cisl Fnp, di cambiamento rispetto al passato. Una inversione di tendenza rappresentata questa mattina da Carmelo Raffa, segretario regionale della Cisl Fnp, nel corso della biennale assemblea organizzativa del sindacato ospitata all’Astoria Palace di Palermo. All’incontro ha preso parte anche Mariuccia Diquattro, segretario nazionale della Fnp Cisl. Presente pure Maurizio Bernava, segretario generale Cisl Sicilia.
“Non si può dare più tutto a tutti – ha aggiunto Raffa –. Per questo siamo disposti a parlare di selezioni. Non si possono dare esenzioni a chiunque, noi siamo disponibili a parlare di compartecipazione per salvare il welfare. Il percorso della gratuità non può essere più percorso perché le risorse adesso sono diminuite. Chi ha di più, paga qualcosa in più. Ma tutti questi calcoli vanno fatti tenendo conto del vero reddito. E quindi occorre combattere l’evasione. Dobbiamo assumerci la responsabilità di avanzare proposte che, attraverso la contrattazione, ci consentano di difendere un valore che sempre più si affievolisce, e cioè l’equità sociale”.
Previdenza. Le cose non vanno meglio sul fronte della pensioni. “Non possiamo più tenere in piedi il vecchio sistema – continua il numero uno siciliano della Cisl Fnp -. Ci interessa anche la previdenza futura. Se continuiamo con la flessibilità del lavoro, non ci sarà la sicurezza sociale visto che anche la previdenza complementare non è mai decollata. Basti pensare che i giovani oggi si ritrovano a lavorare con un metodo contributivo e non retributivo. Chi andrà in pensione adesso porterà a casa, mensilmente, circa il 60% dell’ultima retribuzione, a fronte del vecchio 80%. Mentre chi andrà a riposo dal lavoro nel 2025 circa, avrà una pensione che si aggirerà appena attorno al 40% dell’ultima retribuzione”. Attualmente in Sicilia i pensionati a carico della previdenza sociale sono 1.260.167.
E poi vanno eliminate le differenze fra categorie di lavoratori. “Perché i pensionati che hanno un reddito di centomila euro l’anno, devono pagare il contributo di solidarietà pari al 5% e i deputati pensionati, visto che hanno il vitalizio e non la pensione, non devono pagarlo? Visto che non si possono pretendere aumenti nominali sulle pensioni, chiediamo che sia il fisco ad intervenire per agevolare le pensioni, con sgravi fiscali ‘tarati’ per i pensionati. Dal ’92 ad oggi non c’è stato nessun adeguamento delle pensioni, perdendo almeno il 30% del potere di acquisto”.
Infine da Raffa arriva un affondo nei confronti della manovra nazionale: “E’ fatta solo di tagli, è recessiva, non c’è nulla che comporti un elemento dinamico che aumenti le risorse del paese. Si bloccano consumi e processi produttivi. Si sta facendo solo cassa”.
“Il problema della manovra – aggiunge Mariuccia Di Quattro, segretario nazionale Fnp – è il come è stata fatta. Era sì necessaria, ma era necessario puntare il dito contro evasori ed elusori. Non si interviene così. Certo, serve recuperare denaro, ma i soldi vanno recuperati eliminando gli sprechi. In Italia abbiamo un sistema con troppi livelli della politica, dalle istituzioni più alte fino ad arrivare a comuni, province, comunità montane, etc”.
Un nuovo sindacato. Per andare incontro alle nuove esigenze sono pronte anche novità di carattere logistico. “Dobbiamo riorganizzare la Federazione – dice Carmelo Raffa - perché anche in termini di risorse ormai lo stato delega molto a Regioni e Comuni. Non possiamo limitarci a difendere i pensionati solo a livello nazionale. A livello regionale, con Cgil e Uil, abbiamo  presentato una raccolta di oltre centomila firme, una petizione popolare per chiedere al governo una legge quadro per i servizi sociali in Sicilia. A 8 mesi di distanza, il governo della Regione non ci ha dato conto. Sempre con le altre sigle sindacali intendiamo ora riprendere le iniziative a settembre e riattivare sul territorio una mobilitazione che ci veda presenti in tutti i comuni”.

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