A Castelbuono via alla "ricerca del cibo perduto"

Nella mostra di pittura e scultura di Vera Carollo si narra del nutrimento primordiale, del frutto della vita, dell'alimento prima che venisse contaminato, smarrito e negato

CASTELBUONO. Alla ricerca del cibo perduto. Alla ricerca, oggi, del nutrimento primordiale, del frutto della vita. Dell’alimento, prima che venisse contaminato, trafugato, smarrito, negato.


...L’uomo di oggi è l’uomo di un futuro arrivato troppo in fretta, un uomo ingoiato dai tempi della produzione e invecchiato ancor prima di crescere. Il mondo è un paesaggio svuotato, fatto di terra arsa e vapori sulfurei; discarica della bramosia umana, sepolcro della lentezza e della curiosità. Persino la natura si è arresa di fronte all’inesorabile avanzare del magma di plastica colata che ha rivestito le case e le cose, svuotandole della vita, avidamente, senza che nessuno se ne accorgesse. In questo luogo-non-più-luogo, l’uomo si ritrova affamato nel corpo e nello spirito e, raccogliendo le ultime forze, nello stesso momento in cui sta per svanire, riscopre il suo incontenibile istinto di sopravvivenza, di ritorno all’umano.



Vera Carollo decide di narrarci, attraverso immagini plastiche e solidità sfuggenti, uno scorcio di questo secolo, e per farlo utilizza le due generazioni che secondo lei identificano in maniera più nitida questa caccia al tesoro: gli anziani e i bambini. Nel presente, dunque, contemporaneamente, il passato, l’antico ricordo, il gusto del tempo della natura, ed il futuro, già in fasce malato, già intollerante, coinvolto in un percorso implosivo il cui estremo sarà un’allergia alla vita stessa. Due estremi generazionali che uniti, secondo l’artista, possono salvare la specie, in un viaggio attraverso i nostri giorni, alla ricerca del genuino, dell’autentico, di un lembo di terra intatto su cui attraccare, e di un volume di aria pulita da respirare; un paradiso in terra in cui sopravvivano, ancora, mani da stringere e riscaldare.



In un’era fatta di tecnologia e meccanizzazione, esplosioni nucleari e degenerazioni, mutazioni genetiche e clonazioni, in cui l’uomo cerca di sostituirsi a Dio ma non riesce a tenere sotto controllo le evoluzioni delle sue azioni e le conseguenze delle sue manipolazioni, è facile perdere di vista il senso vero della vita. Ogni giorno il mondo moderno produce rifiuti che non riesce a smaltire, abbatte foreste che non riesce a recuperare, inquina l’aria che non riesce poi a neanche a respirare; la vita assume, ogni giorno e sempre di più, tinte buie, grigie, scolorite, in equilibrio precario ai bordi di un precipizio di cui non si intravede il fondo.



Le opere del ciclo “Alla ricerca del cibo perduto” ci accompagnano in questo viaggio e ci presentano i protagonisti di questa caccia al tesoro: bambini che si nutrono di rifiuti, altri che sgranano gli occhi alla vista di una mollica o, tra i buchi della terra, di una formica; anziani sollevati nell’aver trovato un bulbo, tra i fumi delle zolle bruciate dai gas, uomini che allargano le narici inspirando un profumo appena percepito; personaggi che, su vasche da bagno, solcano un mare scuro e denso, diretti dove, da qualche parte, troveranno un approdo. E magari un germoglio tra le rocce.



Questa mostra vuole essere un percorso visivo e sensoriale, un cammino della percezione verso i sapori dimenticati, ma anche, e soprattutto, un momento di riflessione, un invito a rallentare il passo in questa incalzante marcia verso il progresso che tutto investe e traveste, cercando nel passato il futuro, e ricreando nel futuro il passato. Un passato che è sempre e in ogni caso esperienza e, dunque, primigenia fonte di conoscenza.

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