Collusi fuori dalla confederazione artigiani: l'esempio siciliano in Emilia-Romagna

Esportato il modello utilizzato dalla Cna dell'Isola. Il segretario Canzoneri: "La nostra regione diventa così una guida in un percorso di legalità"

PALERMO. Fuori i collusi dalla Confederazione nazionale degli artigiani. Le aziende legate al sistema malavitoso da qualsiasi genere di rapporto dovranno abbandonare la Cna. Una disposizione nata in Sicilia che è approdata anche in Emilia Romagna. A prevederla è un articolo inserito nel codice etico dell'associazione. Si tratta della prima tappa di un percorso finalizzato ad arginare le infiltrazioni della criminalità organizzata nel sistema economico e produttivo.
Il modello è quello avviato da Confindustria sei anni fa. L'associato nel momento dell'adesione deve anche dichiarare di non avere alcun rapporto con organizzazioni malavitose. L'esempio siciliano, adesso, è stato esportato anche in Emilia Romagna. La Cna ha avviato una collaborazione tra le sedi dei capoluoghi delle due regioni per mettere a frutto l'esperienza siciliana. Una mossa che ha già prodotto i primi risultati. Subito dopo la recente adozione del provvedimento, a un'impresa del settore edile è stato ritirato il certificato antimafia ed è stata espulsa dalla confederazione. Negli ultimi mesi una serie di note avevano segnalato alla Cna emiliana movimenti anomali: in poco tempo alcune imprese nel settore dei trasporti, dell'edilizia e dell'agricoltura sono nate ed hanno sviluppato ingenti capitali. Fenomeni che hanno insospettito gli associati.
«La Sicilia si pone come guida in un percorso di legalità - afferma il segretario provinciale della confederazione, Sebastiano Canzoneri. Metterà a disposizione la propria esperienza per consentire alle istituzioni emiliane di bloccare l'azione di una mafia finanziaria che cerca i ricchi mercati del nord Italia per investire il denaro sporco».
E l'esigenza di disporre di buone autoregolamentazioni contro le infiltrazioni mafiose è stata sottolineata dal procuratore aggiunto, Antonio Ingroia, nel corso della presentazione dell'iniziativa del Cna, organizzata ieri a Palermo, a Palazzo dei Normanni. «Abbiamo avuto prima il codice etico degli industriali, adesso abbiamo quello degli artigiani, aspettiamo ancora il codice etico della politica», ha affermato Ingroia, che ha invitato le forze dell'ordine e le istituzioni a «contrastare con maggiori specializzazioni l'aspetto finanziario della mafia. Servono strumenti legislativi, operativi e bisogna riattivare varie istanza di controllo - ha aggiunto. Non può funzionare solo quello giudiziario, ma occorre anche il controllo amministrativo per prevenire il radicarsi della mafia finanziaria».
Intanto, in attesa dell'approvazione del piano antimafia a Palazzo Madama, il senatore Giuseppe Lumia ribadisce una doppia proposta: approvare una legge che inserisca nell'ordinamento italiano la denuncia obbligatoria degli estortori; assegnare penalità amministrative a chi non li denuncia, come la sospensione della licenza per l'attività commerciale per alcuni mesi, da un lato, e sgravi fiscali e contributivi, dall'altro, per chi accusa gli estortori. Un passo, quest'ultimo, già compiuto dalla Regione con la legge 15/2008, che consente all'imprenditore che porta a giudizio l'estortore di non pagare per 5 anni Irap, Irpef e Ici e di avere versati da Palazzo d'Orleans i contributi Inps e Inail.

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