Mussolini e le rivolte in Africa

Sulla morte di Benito Mussolini non si contano più le versioni. È incredibile che ancora oggi, a distanza di oltre 65 anni, non si è stabilita la verità storica sulla fucilazione del capo del fascismo e della sua compagna (Claretta Petacci). Ora ci prova un eminente storico francese, Pierre Milza, col saggio Gli ultimi giorni di Mussolini (Longanesi). L'autore è un esperto di storia italiana ed è professore emerito a Sciences-Po, l'Istituto di studi politici di Parigi. In questo libro viene analizzata la vasta letteratura sulla disperata fuga del Duce sulle strade del Comasco, sino alla sua macabra esecuzione e alla macabra esposizione dei suoi resti a piazzale Loreto, a Milano, insieme ad altri gerarchi fascisti fucilati dai partigiani. Quando Mussolini viene ucciso, ad Hitler rimangono solo 48 ore di vita, prima del suicidio, dopo «una decina di giorni trascorsi da sovrano di una corte di morti viventi, rintanato nel suo bunker berlinese in un'atmosfera da fine del mondo». Oggi alcuni documenti d'archivio, riemersi dall'oblio, hanno contribuito ad avvicinarci alla verità, ma «il mistero resta comunque fitto perché in esso si agitano passioni vive ancora oggi».


C'è da aggiungere che i protagonisti e i testimoni di quelle vicende sono quasi tutti morti. Ad esempio, non si è fatta sufficiente chiarezza sulla sparizione del «tesoro di Dongo» (sequestrato dai partigiani e servito, in parte, per la costruzione della sede del Pci, delle Botteghe Oscure), sulla «doppia esecuzione» (una tesi documentata in gran parte dal senatore Giorgio Pisanò), sino all'inquietante ruolo svolto dai servizi segreti stranieri, come accertò lo storico Renzo De Felice, sulla fine del dittatore. Milza ci guida, con questo libro, a rileggere attentamente tutte le interpretazioni (un vero e proprio labirinto), in modo che i lettori possano farsi un'idea sulla fine, più probabile, di Mussolini.



Contribuiscono a capire meglio i due decenni di dittatura fascista i diari 1939-40 di Claretta Petacci (Verso il disastro, a cura di Mimmo Franzinelli, Rizzoli). Questi diari sono stati conservati per 70 anni negli Archivi di Stato. Finalmente riportati alla luce rivelano, con una testimone d'eccezione, le motivazioni di Mussolini sull'entrata in guerra dell'Italia, i suoi commenti nei confronti della politica di Germania, Francia, Gran Bretagna, i rapporti col Vaticano. Da Palazzo Venezia Claretta assiste a telefonate del duce con ministri, dirigenti del partito, con i direttori dei giornali e ne trascrive il contenuto nei suoi diari, che rappresentano dunque una testimonianza preziosa della vita privata (ma anche politica) del dittatore.
Per capire meglio le vicende di questi ultimi mesi nel Nord Africa e nel Medio Oriente potrebbe essere utile leggere il recente libro dello storico Andrea Frediani, Guerre, battaglie e rivolte nel mondo arabo (Newton Compton editori).


La «primavera araba» (Tunisia, Egitto, Libia, Siria, ma anche le rivolte in Algeria) si spiegano conoscendo meglio le radici storiche di quei Paesi. Il Medio Oriente rappresenta infatti il crocevia e il punto di confluenza di numerose civiltà, culture e popoli ed ha sempre rappresentato il terreno di scontro tra entità geopolitiche diverse, ma anche un cantiere, sempre aperto, di esperimenti politici. Il disfacimento dell'impero turco, com'è noto, ha portato alla colonizzazione di quei vasti territori da parte dei Paesi occidentali e alla successiva decolonizzazione, con traumi, tensioni, guerre locali. È seguito il panarabismo, mentre il fondamentalismo islamico, in varie forme, ha continuato a far crescere i consensi tra le popolazioni. Ora le rivolte popolari, che hanno abbattuto regimi autoritari, si propongono di costruire la democrazia, ma gli interrogativi si concentrano sul modello di governo e di partecipazione popolare, perché il rischio è di favorire la formazione di regimi diversi da quelli del passato, ma che poco hanno a che vedere con la democrazia di tipo occidentale.



Infine, parliamo di storia italiana con un libro «strano», anomalo, controcorrente, ma più semplicemente provocatorio, sui 150 anni dell'unità d'Italia. Lo ha scritto l'irriverente Fabrizio Rondolino L'Italia non esiste (Mondadori). Il libro sostiene tesi apparentemente assurde, ma divertenti, come questa: «L'Italia non è mai stata una nazione... L'unità d'Italia che pomposamente si festeggia o si dileggia, a seconda delle opportunità politiche, è la più grande catastrofe abbattutasi sulla nostra penisola... I soli ad avvantaggiarsene veramente sono stati i preti che hanno esteso i confini dello Stato della Chiesa fino a farli coincidere con quelli della penisola. L'Italia unita è un ipertrofico Stato pontificio, dal quale ha ereditato le sue due caratteristiche principali: la corruzione e l'ipocrisia». Rondolino non fa solo sorridere, ma fa riflettere. E se avesse ragione?

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