Consulenti alla Regione, la fabbrica delle illusioni

Arrivano altri quattro collaboratori. Si continuano a buttar via soldi, incuranti del fatto che le risorse sono finite e i bilanci vengono tenuti in piedi da equilibrismi che sfidano le leggi della finanza e quelle del buon senso

Altri quattro consulenti alla Regione. Non si ferma la fabbrica delle illusioni. Ma soprattutto continuano a buttar via soldi. Incuranti del fatto che le risorse sono finite e i bilanci vengono tenuti in piedi da equilibrismi che sfidano le leggi della finanza e quelle del buon senso. Il solito balletto. Anche se poi per andare avanti servono nuovi mutui oppure umilianti pellegrinaggi a Roma per ottenere un po’ di elemosina. I quattro consulenti della Regione costeranno 69 mila euro. Dall’inizio dell’anno gli ingaggi sono stati 73 per una spesa complessiva di 540 mila euro. Ma non era proprio possibile risparmiare? Impossibile rispondere. Tanto più che gli ingaggi avvengono nell’assoluta mancanza di trasparenza.


Tutto si svolge al riparo da occhi e orecchie indiscrete. La maniera migliore per destare sospetti, anche in presenza di interventi assolutamente legittimi. In fondo basterebbe poco come ha più volte chiesto il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello. Per esempio, prima dell’assunzione la pubblicazione del curriculum del candidato per valutarne le competenze tecniche. Poi una relazione motivata sulla necessità di arruolare un consulente: incarico, durata, compenso. Eventualmente un’analisi per capire come mai all’interno dell’amministrazione non c’erano professionalità adeguate. Infine, concluso l’incarico, far conoscere il risultato del lavoro svolto. Nessun divieto, come si vede, solo regole di trasparenza. Per il resto si può benissimo far ricorso al personale interno.


Difficile pensare che un organico più che abbondante sia in Regione sia nei Comuni non disponga delle risorse umane adatte a svolgere, senza costi aggiuntivi, il lavoro che viene affidato ai consulenti. Invece tutto avviene nel silenzio e nell’ombra. Con sperperi privi di giustificazioni, soprattutto in tempo di federalismo incombente. In queste condizioni come si fa a invocare la solidarietà dal resto del Paese? Difficile. Molto difficile.

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