Guerra tra i partiti, restano ferme le riforme della Regione

Restano al palo le leggi su appalti, il consorzio Asi e la riduzione delle partecipate. Le spaccature bloccano le attività e lo stallo indispettisce gli imprenditori

PALERMO. La riunione della giunta in cui doveva essere scritta la delibera per garantire i finanziamenti alla formazione professionale, prevista per ieri, è saltata anche per non affrontare la vicenda dello scontro fra l’assessore Venturi e il dirigente Romano, con il primo che chiede il siluramento del secondo. Allo stesso modo la riforma degli appalti all’Ars è stata rinviata ancora alla prossima settimana, appesantita da 400 emendamenti ma soprattutto dall’annunciato scontro con Udc e Fli, contrari a un emendamento che avrebbe assegnato risorse ai Comuni non concordato con tutta la maggioranza.


Infine, il piano di riduzione delle società partecipate – presentato in inverno - anche ieri non è stato approvato per mancanza del numero legale (leggasi accordo) in commissione Bilancio: se ne riparlerà martedì. La maggioranza che sostiene il governo Lombardo è uscita dai ballottaggi in un clima da tutti contro tutti facendo ripiombare la Regione nella paralisi. Uno stallo che indispettisce gli imprenditori. Per Mario Filippello, segretario regionale della Cna (associazione degli artigiani) «dopo la Finanziaria dovevano arrivare le riforme e la legge sullo sviluppo e invece il governo è immobile, l’Ars impantanata e gli assessorati paralizzati. L’elenco delle promesse non mantenute è diventato troppo lungo e le conseguenze le pagano le imprese». Oltre alla legge sugli appalti, resta al palo la riforma dei consorzi Asi. Lombardo da ieri è a Catania, dove resterà fino a lunedì, distratto dagli ultimi dettagli nella definizione della strategia processuale.


Mentre sul piano politico il presidente attende almeno due scadenze: la prima è l’assemblea del Pd il 19 giugno, la seconda è a fine mese, la costituente del suo nuovo partito. Ieri Franco Marini, a Palermo, ha ribadito che l’obiettivo del Pd «è mettere insieme tutte le forze di opposizione, da Sel e Idv all’Udc». Programma difficilmente realizzabile alla Regione. E Sergio D’Antoni ha parlato di elezioni ribadendo che il Pd chiede che «si apra un’altra stagione. Si deve scegliere in maniera chiara e ad urne aperte, quale direzione dovrà prendere la politica siciliana». D’altra parte nel partito di Lombardo è fortissimo il pressing di chi, in primis Francesco Musotto ma anche Roberto Di Mauro, punta a un ritorno nel centrodestra. Ci sono poi le fratture interne ai partiti. I finiani devono affrontare il nodo del coordinatore regionale: Pippo Scalia è ormai un corpo estraneo, non è andato neppure agli incontri che Fini ha tenuto mercoledì a Noto e Bagheria. Il gruppo all’Ars lamenta la mancanza di coordinamento nella maggioranza: «La vicenda dei contributi ai Comuni – spiega il capogruppo Livio Marrocco – è emblematica. È un accordo fatto in commissione Bilancio, dove noi e l’Udc non siamo rappresentati. Non può passare».


Nel Pd, oltre alla spaccatura sulle alleanze, c’è lo scontro sulla formazione. Per Camillo Oddo l’azione dell’assessore Centorrino «è fallimentare e rischia di esporre l’intero Pd». Ma il messinese Franco Rinaldi difende l’assessore: «Il gioco di accuse non serve al Pd e bisognerebbe imparare a stare zitti qualche volta». Centorrino è nel mirino del Pdl, che con Caputo e Scoma ne chiede le dimissioni, e del Pid che con Rudy Maira parla di «schizofrenia del governo Lombardo sulla formazione». Ma per Filippello «l’unica cosa che il governo riesce a fare è trovare i soldi per il solito vecchio e clientelare mondo della formazione professionale».

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