Regione, pronta la legge per i precari pubblici

La norma che permette di assegnare il posto fisso a 22.500 persone, varata appena cinque mesi fa, sarà corretta all'Ars quanto prima. Si lavora anche per estendere il contributo regionale ai Comuni da 5 a 10 anni

PALERMO. La parola d’ordine adesso è temporeggiare. E il sindacato autonomo più rappresentativo - il Movimento giovani lavoratori - l’ha messa per iscritto in una nota con cui suggerisce ai precari degli enti locali siciliani di non pressare i sindaci per ottenere la stabilizzazione.



La legge regionale che permette di assegnare il posto fisso ai 22.500 precari, varata appena cinque mesi fa, sarà infatti corretta all’Ars quanto prima. Un emendamento concordato con l’Mgl e altri sindacati - conferma Lino Leanza, braccio destro di Lombardo - permetterà di stabilizzare anche nelle categorie C e D, le più alte dell’amministrazione pubblica. Mentre oggi i contributi regionali arrivano solo per le stabilizzazioni in A e B. Inoltre sindacati e partiti all’Ars stanno anche lavorando per cercare di estendere il contributo regionale ai Comuni, portandolo da 5 a 10 anni. Gli emendamenti - precisa Leanza - saranno proposti in una delle leggi che saranno discusse nella sessione estiva.



L’obiettivo è turare i «buchi» della legge, che hanno bloccato fino a ora le stabilizzazioni, come spiega il sindaco di Alcamo, Giacomo Scala: «Effettivamente nè la legge nè la circolare interpretativa recentemente emanata hanno permesso di superare i dubbi sulle deroghe alle norme nazionali. E così i pochi sindaci che stanno stabilizzando, lo stanno facendo applicando le leggi statali e non quella siciliana». Fino a ora, in sintesi, non c’è stata la corsa al posto fisso, sconveniente per i precari (dovevano accettare retrocessioni) e per i sindaci (non c’è garanzia sulla durata dei finanziamenti e sui limiti di spesa). Ieri sul tema c’è stato un primo incontro fra l’Anci - l’associazione dei Comuni di cui Scala è vicepresidente - e la Regione.



Ma il confronto governo-sindaci è ancora più incandenscente sul fronte dei finanziamenti ordinari. E anche su questo tema è stata già convocata, per domani, la conferenza Regione-Autonomie locali. I Comuni non ricevono finanziamenti dal mese di febbraio: «Ma quei soldi - precisa Scala - erano l’ultima tranche dei fondi del 2010. Per quanto riguarda il 2011, non ci è stato erogato neppure un euro». Secondo l’Asael (Associazione degli amministratori degli enti locali), a macchia di leopardo i sindaci cominceranno a giorni a sospendere l’erogazione di alcuni servizi pubblici: «A rischio - spiega il presidente Matteo Cocchiara - in primis trasporti, asili nido e servizi sociali». «In ogni caso - aggiunge Scala - se almeno la prima tranche non verrà erogata la prossima settimana, non sarà possibile pagare gli stipendi». L’assessorato alle Autonomie locali, guidato da Caterina Chinnici, precisa che i ritardi sono dovuti al fatto che il bilancio è stato approvato solo il 30 aprile. Ora bisognerà ridiscutere i criteri di assegnazione, cioè divisione, dei fondi. È l’argomento del vertice di domani. E si annuncia già battaglia.

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