Amia, chiesto maxi risarcimento agli ex dirigenti

Il processo per falso in bilancio. L'ex direttore generale Colimberti, l'ex presidente Galioto e altri membri del Cda rischiano di dover versare nelle casse dell'ex municipalizzata 300 milioni di euro

PALERMO. Un maxi risarcimento è stato chiesto dalle parti civili, Amia e Comune di Palermo, agli ex dirigenti dell'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a Palermo. L'ex direttore generale dell'Amia, Orazio Colimberti, imputato assieme all'ex presidente dell'azienda, Enzo Galioto, e ad altri membri del cda per falso in bilancio, rischiano di dover versare nelle casse della ex municipalizzata e dell'amministrazione 300 milioni di euro. Secondo l'accusa gli imputati avrebbero gonfiato i bilanci per la "sopravvivenza della società Amia spa". Avere evitato, infatti, la liquidazione della azienda, simulando un capitale fittizio, avrebbe permesso agli  imputati di "permanere negli incarichi societari".
Ha chiesto cento milioni di risarcimento, di cui 4,2 di provvisionale immediatamente esecutiva, l'avvocato Fabrizio Biondo, legale dell'Amia che in questo processo è responsabile amministrativo per gli episodi contestati agli imputati  e al tempo stesso è parte civile assieme al Comune che ha invece richiesto 200 milioni per i danni che gli amministratori dell'azienda per la raccolta dei rifiuti avrebbe causato alle casse di palazzo delle Aquile.
L'avvocato Biondo questa mattina ha parlato anche come difensore dell'Amia in quanto responsabile amministrativo chiedendo l'assoluzione dell'azienda. Secondo il difensore infatti gli ex amministratori non avrebbero gonfiato i bilanci per mantenere in vita la società ma bensì per un loro interesse personale che era l'aumento dello stipendio. Il processo è stato rinviato al 23 maggio.

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