Cuffaro scrive dal carcere: la mia coscienza è a posto

"So che devo scontare la mia pena e che sarà lunga, ma lo sto facendo con dignità e senza mortificazione", spiega l'ex presidente della Regione dopo i primi 4 mesi di dentenzione a Roma

PALERMO. «Ho la certezza, dentro di me, di avere la coscienza a posto e di non aver mai voluto favorire la mafia». Così scrive da Roma l'ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, parlando dei suoi primi quattro mesi di carcere dopo la condanna a sette anni per favoreggiamento e rivelazione di segreti, aggravati dall'agevolazione a Cosa nostra. Parla della detenzione come di una «dura esperienza che mi servirà per rafforzare il mio rispetto verso tutte le Istituzioni, per fra crescere la mia fiducia nella giustizia, fortificare la fede e per farmi meglio capire quanto sia bella la vita, sempre». «So che devo scontare la mia pena, ma lo sto facendo con dignità e senza mortificazione – prosegue Cuffaro – c'è stato per me un tempo per la gloria, che ho vissuto con umiltà e dedizione per gli altri, adesso ce n'è uno per l'umiliazione, che la fede e i valori in cui credo mi daranno la forza di vivere con dignità».
Il 16 febbraio scorso è stato prosciolto nel corso del “processo bis”, ma l'ex governatore sottolinea di non aver festeggiato, anche perchè poco prima della sentenza aveva saputo della morte di un nipote in un incidente stradale. Per questo «la mia mente era persa tra il pensiero per mia moglie e mio cognato con gli altri due bambini».
Nella lettera Totò racconta anche della sua vita in carcere. «Studio, leggo, scrivo molto, prego, faccio sport, ma non faccio il giornalista, non ho voglia di rivincite da protagonista nella materia. Non ho risentimenti nei confronti di nessuno, né nella politica, né in altri campi delle Istituzioni e della società. Anche il dolore ha la sua dignità e non bisogna aver vergogna nell'ammetterlo».

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