Raid a Brega, imam giurano vendetta alla Nato e ai suoi alleati

"Mille persone moriranno per ciascuno degli 11 religiosi uccisi". E' questa la minaccia a Italia, Francia, Danimarca, Qatar ed Emirati Arabi, paesi colpevoli - secondo il regime di Tripoli - di aver colpito i16 civili nella notte tra giovedì e venerdì

ROMA. Gli imam di Tripoli giurano vendetta alla Nato e agli alleati: "Mille persone moriranno per ciascuno degli 11 imam uccisi" nel raid di ieri a Brega. E' questa la minaccia dei dignitari religiosi a Italia, Francia, Danimarca, Qatar ed Emirati Arabi, paesi che fanno parte della coalizione della Nato in azione in Libia, colpevoli - secondo il regime di Tripoli - di aver ucciso 16 civili, tra cui gli 11 religiosi, in un raid su Brega, nella Libia orientale, nella notte tra giovedì e venerdì.
"Non c'é nessuna conferma che siano stati uccisi dalla Nato", ha replicato l'Alleanza atlantica, pur esprimendo rammarico per eventuali vittime civili causate dalle sue operazioni.     
Secondo il governo libico, inoltre, il raid su Brega ha colpito una palazzina in una zona residenziale, dove abitavano lavoratori della compagnia petrolifera libica, provocando in tutto una quarantina di feriti. La città si trova infatti al centro di quel polo petrolifero della Cirenaica, da mesi diventato teatro del confronto tra ribelli e forze governative.    
Presenti alla conferenza stampa del portavoce del regime di Muammar Gheddafi, Moussa Ibrahim, alcuni imam di Tripoli hanno lanciato la loro invettiva: "Uccidete 1000 persone per ciascun imam ucciso, in Italia, Francia, Danimarca, Qatar ed Emirati Arabi", hanno detto incitando il mondo musulmano alla rappresaglia. "Non commentiamo le minacce. Quello che dovevamo dire, lo abbiamo già detto in un comunicato ieri", ha poi dichiarato da Bruxelles la portavoce della Nato Carmen Romero, ribadendo come l'Alleanza sia al corrente delle accuse di Tripoli ma che non è in grado di confermare se ciò corrisponda alla realtà.     
Intanto i funerali degli 11 imam morti si sono trasformati in una nuova occasione per inneggiare a Gheddafi. Diverse centinaia di persone si sono radunate in un cimitero di Chatia al Henchir, a est di Tripoli, e hanno scandito slogan come "jihad, jihad", "martiri della Libia" e "Dio, la Libia e Muammar". Il comandante Khoulidi al-Hamidi, compagno di lunga data del Colonnello, ha partecipato alla cerimonia, mentre una ventina di donne, tradizionalmente escluse dai riti funebri musulmani, innalzava ritratti di Gheddafi.    
Sul piano politico, Mahmud Jabril, capo dell'amministrazione provvisoria del Cnt (il Consiglio transitorio dei ribelli libici), reduce da una visita alla Casa Bianca, ha incontrato il presidente francese Nicolas Sarkozy all'Eliseo da dove è ripartito senza rilasciare dichiarazioni. Mentre è atteso domani a Tripoli, l'inviato speciale dell'Onu Abdelilah al-Khatib, dopo che in un colloquio telefonico con Ban Ki-moon, il premier libico Baghdadi Mahmoudi ha accettato di riceverlo per la seconda volta. 

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