Maira: pronti a collaborare sulle riforme

Il capogruppo del Pid all'Ars: "Se il Pd non si ricompatta Lombardo può cadere da un momento all'altro. Prossime elezioni? Nessuna preclusione su Miccichè"

PALERMO. «Sul bilancio abbiamo fatto ostruzionismo ma sulle prossime riforme che il governo presenterà in aula siamo pronti a dare il nostro contributo. In fondo, sulle leggi importanti è sempre stato così»: Rudy Maira, capogruppo del Pid, delinea la strategia dell’opposizione all’Ars all’indomani del varo della manovra economica.

Il Pdl ha annunciato che non porterà avanti la mozione di sfiducia a Lombardo. È d’accordo con questa strategia?

«In realtà durante la Finanziaria il Pdl aveva annunciato la mozione di sfiducia. Capisco perchè ha cambiato idea. I numeri sono quelli che sono. Avremmo solo sottolineato le incongruenze di questo governo, ma è una cosa che si può fare durante il dibattito su qualunque altra legge». 

Dunque Lombardo arriverà al 2013, secondo lei?

«L’esame della Finanziaria ha dimostrato che l’opposizione è granitica mentre nella maggioranza ci sono molte divisioni. Penso che i finiani presto convergeranno di nuovo nel centrodestra. La verità è che Lombardo dipende dal Pd. Se il Partito democratico non si ricompatta, il presidente può cadere in qualunque momento a prescindere dalla sua vicenda giudiziaria. Nel Pd c’è chi vuole proseguire con Lombardo anche in caso di rinvio a giudizio».

Lombardo ha detto che registra all’Ars un nuovo clima e si aspetta un’ampia convergenza sulle riforme. È così?

«Noi dobbiamo evitare di far mettere a qualcuno le stellette del riformatore. Io lo sono più di molti altri. Su formazione professionale, Consorzi Asi, riforma degli appalti e degli Iacp ci misureremo in aula. Siamo contrari solo alla norma sugli Iacp perchè non è vero che non funzionano».

Lei che giudizio dà della Finanziaria appena approvata?

«Il Commissario non ha impugnato quasi nulla e in tanti si sono stupiti. Ma io mi chiedo, cosa avrebbe dovuto impugnare? È una legge così snella...».

Torniamo alla alleanza per le elezioni del 2013. Prevede uno scontro nel centrodestra sulla candidatura?

«Per poter vincere, l’alleanza deve essere convinta del candidato. Tutti i partiti hanno nomi validi. È chiaro che il Pdl rivendica quel ruolo. In più c’è Miccichè che si fa già avanti e su di lui non abbiamo preclusioni. Saranno le condizioni politiche, che mutano di continuo, a determinare la decisione finale. Bisogna sedersi a un tavolo. È chiaro che chi esprime il candidato a Palazzo d’Orleans non può poi sperare di avere anche la presidenza dell’Ars. Noi siamo da tre anni all’opposizione e, muovendomi sul solco di quanto detto da Napolitano, ritengo che abbiamo maturato quei requisiti di serietà e capacità di interpretare i bisogni della gente che ci permetteranno di tornare al governo».

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