Regione, per far cassa boschi e coste ai privati

Saranno concessi per un lunghissimo periodo e chi se li aggiudicherà avrà la possibilità di realizzare ristoranti e chioschi ma anche impianti per la produzione di energia da biomassa

PALERMO. Boschi e coste ai privati. Saranno concessi per un lunghissimo periodo e chi se li aggiudicherà avrà la possibilità di realizzare ristoranti e chioschi ma anche impianti per la produzione di energia da biomassa. Per far cassa la Regione prova anche a cedere il patrimonio naturale, dai tratti di spiaggia alle foreste. Passa anche da qui la caccia ai fondi necessari a far quadrare i conti. L’assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha inserito nel maxi emendamento alla Finanziaria depositato venerdì la norma che apre l’asta per tutti i principali gioielli della Regione. Oltre a coste e foreste sarà possibile ottenere anche i beni culturali per cui - per la verità - è già in fase di aggiudicazione la gestione dei principali siti monumentali e archeologici per effetto di un bando pubblicato a febbraio dall’assessore Uccio Missineo.



La norma inserita nella Finanziaria che l’Ars inizierà a votare da martedì prevede che la Regione promuova «anche a livello internazionale studi di fattibilità da parte dei privati». Poi scatteranno i bandi per assegnare le concessioni che dovranno garantire alla Regione introiti da calcolare in percentuale sull’investimento del privato. Ma gli imprenditori potranno anche ottenere un robusto contributo da parte della Regione, finanziato con i fondi europei, se utilizzeranno il personale già in servizio nei settori oggetto della concessione: un aiuto economico che può arrivare al 50% dell’investimento fatto dall’imprenditore. Più semplicemente, l’investimento dei privati sarà meno oneroso se impiegheranno parte o tutti i 29 mila i forestali, alleggerendo la Regione di questo costo. Il concessionario, a conti fatti, assumerebbe questo personale che per metà però pagherebbe la Regione.



Sempre nell’ottica di trovare nuove risorse, la Finanziaria introduce un ticket per l’ingresso nelle aree naturali protette, cioè in cinque parchi regionali (Madonie, Nebrodi, Alcantara, Etna e Sicani) e 76 riserve: sarà un decreto dell’assessore al Territorio a individuarne l’importo che non potrà però essere inferiore a dieci euro a persona.
Altre due norme puntano a ricavare fondi dal demanio. La prima prevede l’applicazione in Sicilia del primo comma dell’articolo 1 della legge 494 del 1993. In base alla quale le concessioni sul demanio marittimo e le pertinenze assegnate negli anni ’90, ’91 e ’92 sono aumentate del 40, 60 e 80% rispetto ai livelli del 1989. In compenso il canone per le concessioni rilasciato per realizzare imprese di acquacoltura in aree demaniali marittime e specchi d’acqua è ridotto a un decimo e a un ventesimo di quello normale. Norme, queste ultime, che si accompagnano a un generale raddoppio di tutti gli altri i canoni di concessione: da quelli per la derivazione e l’utilizzo delle acque pubbliche a quelli per le zone costiere di interesse turistico (dove l’aumento arriva fino al 75%).
Da queste norme la Regione conta di incassare almeno una trentina di milioni. Un effetto più pesante potrebbe avere invece il sì a un articolo di poche righe che punta ad accelerare la spesa dei fondi europei di Agenda 2007/2013. In pratica viene cancellato il parere obbligatorio che le commissione dell’Ars devono dare ai decreti degli assessori propedeutici all’emanazione dei bandi. Il Parlamento perde il potere di veto e l’amministrazione taglia di almeno 5 mesi i tempi di spesa dei fondi europei. Entro fine anno la Regione deve spendere un miliardo e cento milioni, pena la restituzione a Bruxelles.



Resta confermato il mutuo da 461 milioni che i accompagna a un altro da 200 milioni da attivare presso la Banca europea degli investimenti (tecnicamente sarà una linea di credito) per finanziare in particolare il credito di imposta. Armao prevede poi di tagliare sulle forniture creando una centrale degli acquisti per tutta la Regione. E prevede una riduzione del costo degli affitti per i palazzi sede degli uffici: la norma permette di rinnovare i contratti in scadenza solo se verrà ridotto il canone annuo del 15%

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